<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550</id><updated>2011-11-22T10:03:43.108-08:00</updated><category term='Programmazione'/><category term='schede film'/><title type='text'>Cineclub Fata Morgana</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>39</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-6197525064693506652</id><published>2011-11-22T09:45:00.000-08:00</published><updated>2011-11-22T09:51:08.162-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-Pgzaui3E5ig/TsvgRDmdDJI/AAAAAAAAAGg/xk0KewVLcxE/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 223px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Pgzaui3E5ig/TsvgRDmdDJI/AAAAAAAAAGg/xk0KewVLcxE/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677878338859633810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Dieci inverni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Italia 2009, di Valerio Mieli &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Con Isabella Ragonese, Michele Riondino, Liuba Zaizeva, Sergei Zigunov, Sergei Nikonenko, Alice Torrioni, Vinicio Capossela, Glen Blackhall, Sara Lazzaro, Francesco Brandi, Luca Avagliano, Francesca Cuttica Roberto Nobile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;"Dieci inverni è la storia di due ragazzi che non riuscendo ad amarsi subito devono imparare a farlo, destreggiandosi tra le difficoltà di diventare adulti. Per raccontare questa storia d'amore volevo una forma di romanticismo che fosse vera e fiabesca insieme. Per questo ho scelto di ambientare il film un una città poetica come Venezia, ma mostrandone il volto più quotidiano dei mercati, dei bàcari e dei vaporetti. In tutte le fasi della lavorazione, dalla scrittura al lavoro con gli attori, fino a quello sulla musica, la mia preoccupazione principale è stata di mantenere quest'equilibrio tra realismo e levità". Così Valerio Mieli presenta il suo primo film. Dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia il giovane regista approda al grande schermo con un progetto nato tra le aule del CSC e prodotto completamente entro i suoi confini. Ed indubbiamente ci troviamo davanti ad un esordio ben riuscito. La sua è la narrazione del prologo di un amore portato avanti per quadri fotografici, con un susseguirsi di istantanee rubate dalla vita di due ragazzi simili eppure così distanti. Lo spettatore si muove in maniera intermittente all'interno delle loro giornate senza mai soffermarsi abbastanza da poter assaporare la fine dell'inverno, senza mai veder sorgere il sole sulla laguna veneziana. Non sappiamo cosa davvero accada a Camilla e Silvestro nel momento in cui non li spiamo, possiamo solo immaginarlo dalle conseguenze proposte dalla scena successiva. Un modo di raccontare una storia originale e dal particolare impatto emotivo: non istruendo un pubblico onnisciente, il regista mostra solo ciò che vuole far vedere, sottolineando cosa per lui è davvero importante, ponendo l'accento sul momento esatto in cui i meccanismi scattano e la vicenda prosegue. Così ci si ritrova a vedere come fondamentali eventi che contrariamente ci sarebbero sembrati di importanza secondaria: il portarsi insieme ai bagagli un oggetto ingombrante ma che ci da sicurezza come una lampada o un alberello, o il simbolismo conferito a delle lumache che segnano i primi anni del rapporto tra i due protagonisti. Quella tra Camilla e Silvestro è una storia d'amore che passa attraverso l'inverno, dieci esattamente, stagione normalmente nota per la sua rigidità, per il freddo che congela qualsiasi cosa, anche sentimenti e comportamenti. Un vivere ibernati all'interno di una propria concezione che viene costantemente sottolineato dalla fotografia di Marco Onorato (Fortapàsc) che, spostandosi tra Venezia e Mosca, ritrae una storia apparentemente fredda dove i protagonisti, piuttosto che i colori, sono i sentimenti, posti in continuo equilibrio dinamico. &lt;/span&gt;  &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;La luce calda, come uno spiraglio di speranza, appare solo in momenti ben oculati, quando le barriere che sembrano intrappolare Camilla e Silvestro, finalmente esplodono. A dare vita a Dieci inverni c'è anche un cast giovane che vede a capo Isabella Ragonese (Oggi sposi, Il cosmo sul comò) e Michele Riondino (Il passato è una terra straniera), entrambi in buona sintonia con i proprio ruoli, affrontati in modo delicato e mai sopra le linee. Attori che crescono con il passare del tempo filmico e maturano sia nelle espressioni che nei gesti, naturali anche quando sono più inclini alla fiaba che alla realtà. Il progetto è insomma una miscela ben dosata di esperienza tecnica ed emozioni, una storia ben raccontata anche grazie alle suggestive atmosfere musicali create da Francesco de Luca ed Alessandro Forti. Durante il matrimonio di Liuba fa la sua comparsa anche un insolito invitato (Vinicio Capossela) che, con la sua "Parla Piano", regala un momento intenso e piacevole.&lt;/span&gt; &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Antonella Murolo - everyeye.it&lt;/span&gt; &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;(...) toccante e non retorico film di Valerio Mieli (...). Il film, anche se ogni tanto con qualche peccato veniale di carineria, ci vendica delle molestie dei film teenager monumenti di falsità modaiola. Questa, fra nebbie e nevi, è una mini love story continuamente interrotta, che diventa grande se lo spettatore ci soffia dentro qualcosa di suo (...) Maurizio Porro – Corriere della sera&lt;/span&gt; &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;(...) una commedia sentimentale credibile intorno a un "luogo" dell'amore dai margini non ben definiti. (...) Dario Zonta – L’Unità&lt;/span&gt; &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Un film dolce e malinconico (...). Ruffiano come è un po’ per tutti i racconti che hanno per protagonisti i giovani, Dieci inverni lo è però con una grazia priva di malizia e di furberia. Stenio Solinas – Il Giornale&lt;/span&gt; &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;(...) una commedia sentimentale che, più che italiana, sembra francese grazie a una sceneggiatura quasi perfetta e a due attori magnifici che si portano sulle spalle il film: Isabella Ragonese e Michele Riondino (...). Un'opera delicata e minimale, neorealismo del nuovo millennio (...). E' questo il cinema italiano che vogliamo vedere. Andrea Morandi - CIAK&lt;/span&gt;  &lt;span style=" font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Un buon inizio, questo del neoregista Valerio Mieli. Racconta di Camilla e Silvestro, due matricole fuori sede che s’incontrano la prima volta a bordo di un vaporetto deserto immerso nelle nebbie invernali veneziane. Caso vuole che, pur essendo subito chiara la scintilla contraddittoria dell'attrarsi e del respingersi, i due ragazzi passino la notte insieme senza toccarsi. È l'inizio di un percorso decennale, lungo il quale le dolorose conferme del non sapersi prendere si accompagnano al loro diventare adulti, uomo e donna. Tono deciso, finezza di tocco, atmosfera un po' fuori dal mondo e dal tempo, capacità di portare avanti una storia dove non accade quasi nulla. &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Paolo D’Agostini – La Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-6197525064693506652?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/6197525064693506652/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/11/dieci-inverni-italia-2009-di-valerio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/6197525064693506652'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/6197525064693506652'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/11/dieci-inverni-italia-2009-di-valerio.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Pgzaui3E5ig/TsvgRDmdDJI/AAAAAAAAAGg/xk0KewVLcxE/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-6869077958832888224</id><published>2011-11-22T09:38:00.000-08:00</published><updated>2011-11-22T09:53:08.031-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-YLHZnxo4Xss/TsvfZ1sbIzI/AAAAAAAAAGU/8oHr9liAwXM/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-YLHZnxo4Xss/TsvfZ1sbIzI/AAAAAAAAAGU/8oHr9liAwXM/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677877390233772850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: verdana;font-size:180%;" &gt;Il profeta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Un Prophète) Francia-Italia 2009 &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;di Jacques Audiard.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi., Jean-Philippe Ricci, Gilles Cohen, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Pierre Leccia, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Frédéric Graziani, Slimane Dazi, Rabah Loucif.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: verdana;"&gt;Bildungspolar concentrazionario&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Come Sure inesorabili di un Corano criminale, capitoli introdotti da perentorie didascalie (Reyeb, Ryad, les yeux les oreilles...) scandiscono l'impaginazione narrativa di Un Prophète, quinto lungometraggio del figlio d'arte Jacques Audiard, auteur che si sporca le mani con gli ingranaggi del polar fin dal suo primo titolo (Regarde les hommes tomber, 1994). Le due linee guida lungo le quali si muove l'opera del cinquantasettenne cineasta parigino sono un'estetica cinematografica poderosamente sensoriale e una predilezione per vicende umane sconvolte dalla rivelazione di un’inclinazione nascosta. Il già citato noir d'esordio e i successivi Un héros très discret (1996), Sulle mie labbra (2001) e Tutti i battiti del mio cuore (2005) raccontano sostanzialmente la stessa storia: quella di individui che, messi con le spalle al muro da eventi e circostanze fortuite, scoprono o esaltano un talento sconosciuto o sopito. La rivelazione è devastante: da quel momento la loro vita non potrà più essere la stessa. Dopo il traballante De battre mon coeur s'est arrêté - penalizzato dal confronto con l'originale (Fingers, 1978, di James Toback) e irrigidito dalla presenza di Romain Duris (platealmente inadeguato nella parte che fu di Harvey Keitel) - Audiard firma con Un Prophète il suo lavoro più imponente e compiuto. Imponente per durata (155’) e portata allegorica (il carcere come riproduzione in scala di un’intera società); compiuto poiché parabola individuale, quadro d'insieme e tensione drammatica armonizzano perfettamente tra loro per dare vita a un’opera di esemplare durezza e feroce umanismo. Compattezza è la parola chiave: Malik (un Tahar Rahim impressionante) è totalmente assimilato alla prigione, non c'è un prima (se non una vaga allusione al riformatorio) né un dopo (se non un’ipotetica reintegrazione familiare) nella sua esistenza, solo un presente di detenzione, regime talmente interiorizzato da coinvolgere nelle sue dinamiche anche l'esterno, dove vigono le stesse leggi di corruzione, coercizione e punizione che regolano il codice della taule (“la gattabuia”).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: italic; font-family: verdana; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La galère non è circoscritta alle mura della “Centrale” di Brécourt ma è ovunque, come Ryad (Adel Bencherif) scrive a Malik dal mondo senza sbarre apparenti. Uno stato mentale. Incipit: particolare delle mani ammanettate di Malik. Finale: il suo primo piano a tutto schermo. Un Prophète mette in scena la costruzione di un soggetto strutturato a partire dai suoi frammenti fisici. Dalle mani al volto, passando per una bocca che nasconde una lametta (l’eliminazione di Reyeb), occhi e orecchie prestati alla mala corsa (incarnata dal boss César Luciani, un Niels Arestrup titanico) e piedi nudi che calpestano i segni tracciati sul pavimento delle perquisizioni (il rientro in carcere dopo il primo permesso giornaliero). Un percorso di formazione che tuttavia necessita del simbolico, della parola per attuarsi. Il linguaggio, da sempre fattore di conflitto in Audiard, si fa autentico campo di battaglia e paradossale principio di identità: assimilando e commutando in continuazione francese (le lezioni di grammatica in prigione), còrso (la frequentazione della fazione Luciani) e arabo (l’ultima visione di Reyeb, vera e propria esortazione alla recita), Malik si affranca dalla sudditanza psicologica dell’autorità per affermarsi quale soggetto autonomo e simbolicamente libero - la sordità temporanea nell’imboscata a Marcaggi segna la definitiva rottura con la ricezione degli ordini impartiti dall’alto. In questo processo di costruzione identitaria Malik si scopre visionario (il talento nascosto): le apparizioni fantasmatiche di Reyeb transitano da incubi di colpevolezza a fiamme di consapevolezza. Dato l’ultimo giro di vite nell’interiorità del suo assassino, Reyeb (Hichem Yacoubi) scompare definitivamente lasciando a Malik un’eredità di sangue e scrittura, un piroettante ciclo di crescita: “uscire di qui un po’ meno stupidi di quando si è entrati”. Un Prophète si smarca così dal generico e convenzionale duello di caratteri (il temibile e carismatico boss contro il novellino che si fa strada) per imporsi come la circostanziata e singolare formazione di una coscienza totalmente impregnata di logiche criminali. Il film di Audiard si sbarazza degli stereotipi psicologistici per divenire analisi di una volontà che non ha altri strumenti formativi se non quelli messi a disposizione dal contesto: astuzia, simulazione, camaleontismo, calcolo. E sempre in questo senso si fa riflessione universale sulle modalità di adattamento e sopravvivenza in un microcosmo che riflette spaventosamente i reali rapporti di potere (razzismo, prevaricazione, corruzione e sfruttamento non sono forse le regole che, dissimulate e ingentilite, governano la società civile?). Macchina a mano sensibile come uno stetoscopio (una Aaton 35 III), Audiard gira con una misura semplicemente miracolosa: mai un’inquadratura giudicante, mai un eccesso didascalico, mai una forzatura patetica. Immersi nell’universo concentrazionario di Brécourt, assistiamo all’odissea di Malik senza un attimo di tregua, senza avvertire il tempo che passa, attraversando il cambio di valuta dai franchi all’euro quale unica testimonianza di un mutamento esterno che tuttavia non ha altro significato che quantificare la trasformazione interna del protagonista. Al montaggio di Juliette Welfling (da sempre alla moviola di Audiard) il compito di stabilire percorsi (est)etici sovraordinati, al di sopra del flusso tumultuoso e travolgente di eventi che segnano indelebilmente la coscienza di Malik come dello spettatore. Cinema morale se mai ve n’è stato uno. Grand Prix della Giuria al 62º Festival di Cannes, vincitore di ben nove premi César e candidato all'Oscar come miglior film straniero. Velo pietoso sull'incorreggibile vezzo dei distributori italiani che anche stavolta storpiano il titolo originale determinando l'articolo: Un Prophète diventa Il Profeta, con uno sgradevole retrogusto criptoxenofobo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-family: verdana;"&gt;Alessandro Baratti – spietati.it&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-6869077958832888224?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/6869077958832888224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/11/il-profeta-un-prophete-francia-italia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/6869077958832888224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/6869077958832888224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/11/il-profeta-un-prophete-francia-italia.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-YLHZnxo4Xss/TsvfZ1sbIzI/AAAAAAAAAGU/8oHr9liAwXM/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4928723441225930310</id><published>2011-10-16T12:11:00.000-07:00</published><updated>2011-10-16T12:33:58.528-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-WefBaLEJGtg/Tpsv_QCFeeI/AAAAAAAAAFg/9nG8tGoO7gE/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-WefBaLEJGtg/Tpsv_QCFeeI/AAAAAAAAAFg/9nG8tGoO7gE/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664173720030509538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Welcome&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;(id.) Francia 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt; di Philippe Lioret .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgül, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin, Yannick Renier, Mouafaq Rushdie, Behi Djanati Ataï.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;La denuncia è tanto intensa quanto taciuta. Welcome vive di respiri trattenuti, telefonate segrete, emozioni costrette. E’ la clandestinità della sofferenza, relegata nel più intimo silenzio, la chiave con cui Lioret affronta il tema dell’immigrazione. In una Calais tetra e tremendamente gelida, un mare d’acqua domina la profondità di campo, si affianca al sogno di Bilal, ne predispone la sfida, ma il tutto rimane così illusorio, una via di fuga che già dal principio presagisce il fallimento. Se ci rivolgiamo al nostro entroterra invece, trionfa la costrizione, ideologica, sociopatica, spaziale. Gli interni si sorreggono su una messa in scena rigida e chiusa, l’antitesi, purtroppo veritiera, allo sconfinato grigiore dell’acqua che si estende verso quella tanto amata terra promessa. Non avendo più sogni sui quali aggrapparsi, l’Occidente, quello che ha ancora qualcosa di umano dentro, quello di Simon, vive dei rimpianti, degli effetti della propria espiazione. Riaprirsi all’altro, soffermarsi sulle colpe nella speranza di una redenzione, è l’unica chiave per cercare un riscatto. Da una parte l’incoscienza di un amore desiderato, dall’altra la lenta presa di coscienza che questo amore ormai se n’è andato. Se Simon si avvicina dapprima a Bilal per far bella figura nei confronti dell’ex-moglie (una volontaria nel campo), la sua intenzione piano piano acquisisce una connotazione più profonda. Attraverso il giovane si riaccende anche la speranza di fare pace con se stessi, perché sebbene Simon sappia di non poter cancellare il passato (emergono lentamente i tratti di un uomo irascibile e violento), vede in Mina un modo per darsi pace. Lioret impagina un dramma con una forte identità. Certo, le digressioni divulgative, che sembrano scemare in situazioni tipiche, ci sono, come a voler ricordare la denuncia di fondo. L’autorità indifferente e spietata, il vicino di casa inacidito e pregiudizievole, il direttore del supermarket intollerante e razzista, e giù di lì, tutte “macchiette” che manifestano d’improvviso, ciò che è reso latente in tutto il resto del discorso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Quello che conta però è la trasparenza e solidità con la quale il regista tiene in considerazione il suo spettatore. Il messaggio arriva, è reso limpido, fruibile, non facendosi mancare allo stesso tempo delle rime interne poetiche: l’intima e silenziosa solitudine della realtà in opposizione all’assordante ribalta del sogno (guardate la funzione disturbante della televisione), il rovesciamento simbolico del valore dell’acqua, la sottrazione negli affetti (in un clima di profonda sofferenza, l’unico a piangere è il personaggio più indifeso, Mina). E’ un cinema che sa il suo perché, corretto ed educativo, in cui persino qualche enfasi “di troppo” (Cristiano Ronaldo, ancora giocatore del Man Utd e idolo di Bilal, punta il dito al cielo dopo una rete) trova una sua legittima collocazione.Noi, pensando ad opere simili nel nostro panorama filmico, ci guardiamo intorno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Marco Compiani – spietati.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Il giovane diciassettenne iracheno Bilal (Ayverdi), dopo aver attraversato l'Europa da clandestino è fermo nel nord della Francia e non riesce a raggiungere la sua ragazza da poco emigrata in Gran Bretagna, perché non può attraversare la Manica. L'ultimo tratto, da Calais a Dover, definito la frontiera messicana d'Europa, è invalicabile per i clandestini a causa dei severissimi controlli. Per caso conosce Simon (Lindon), un istruttore di nuoto, con cui inizia ad allenarsi per un obiettivo apparentemente folle: attraversare la Manica a nuoto. Dal Festival di Berlino, dove il film è stato presentato, il regista ha affermato: “Ho provato da subito una grande attrazione verso questo soggetto, dedicato a uomini in fuga dai propri paesi d’origine e determinati a raggiungere quell’Eldorado che l’Inghilterra rappresenta ai loro occhi. Dopo un viaggio improbabile, essi si trovano bloccati a Calais – frustrati, maltrattati e umiliati – a pochi chilometri dalla costa inglese, che riescono persino a vedere in lontananza. Parlandone una sera con lo sceneggiatore Olivier Adam, ho capito come quel posto fosse la nostra “frontiera messicana” e che sarebbe bastato scavare un po’ per ricavarne una storia di grande impatto drammatico”. Una storia di amicizia tra due persone diversissime, un ragazzo curdo pieno di speranze ed un adulto francese cinico e depresso, che imparano a conoscersi ed a rispettarsi in un mondo che fa di tutto per dividerli. E questa è la seconda lettura del film, quella politica, di un drammatico ed attualissimo road movie attraverso un'Europa irriconoscibile e feroce, dove il diritto di esistere viene negato sistematicamente ai clandestini. Sullo sfondo 'troneggiano' le nuove disposizioni legislative anti-clandestini, volute dal Presidente Sarkozy - molto simili al reato di clandestinità varato dal Governo Berlusconi - che rendono di fatto impossibile la permanenza anche in suolo francese di un extracomunitario senza permesso. Accolto con quindici minuti di applausi alla sezione Panorama del Festival di Berlino 2009, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico, il Premio Label Europa Cinemas e il Premio della Giuria Ecumenica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Primissima.it &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 17pt; font-family: verdana;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-;font-size:10.0pt;color:#333333;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4928723441225930310?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4928723441225930310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/10/normal-0-14-false-false-false.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4928723441225930310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4928723441225930310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/10/normal-0-14-false-false-false.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-WefBaLEJGtg/Tpsv_QCFeeI/AAAAAAAAAFg/9nG8tGoO7gE/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-7746138883951675206</id><published>2011-10-16T12:07:00.000-07:00</published><updated>2011-10-16T12:11:12.720-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-iQsCz2foyLs/TpssQv8R_NI/AAAAAAAAAFU/jlwJ6L2QOOo/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 229px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-iQsCz2foyLs/TpssQv8R_NI/AAAAAAAAAFU/jlwJ6L2QOOo/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664169622607363282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Affetti e dispetti &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(La nana) Cile, Messico 2009 &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Sebastiàn Silva .&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Con Catalina Saavedra, Claudia Celedòn, Mariana Loyola, Alejandro Goic, Anita Reeves, Delfina Guzmàn, Andrea Garcia-Huidobro, Mercedes Villanueva, Augustin Silva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra cinema e realtà&lt;br /&gt;Lo sguardo su un'esistenza vissuta all'interna di un microcosmo troppo piccolo per poter garantire quanto necessario a una stabilità psicologica ed emotiva. Un personaggio ostico, odioso, con il quale è difficile entrare in sintonia nonostante la conoscenza del suo passato da semi-reclusa volontaria, e i cui comportamenti sono tutto fuorchè condivisibili, mettendo anche a rischio la salute di altre persone, colpevoli solo di esser viste come una minaccia dalla sua psiche instabile. Sebastian Silva è bravo nel trasportarci in questa vicenda di insoddisfazione maturata dal tempo e dagli eventi, senza scadere in una facile retorica ma mostrando crudemente e senza sconti come l'astrazione sociale possa deformare il carattere di una persona, rendendola più simile a una bestia che a un essere umano. Ma Raquel non è monocromatica, e quando arriva l'occasione di scoprire cos'è realmente la vita, dopo che le sono stati aperti gli occhi dalla sua ultima "rivale", comprende l'inutilità di quanto svolto fino ad allora, finendo per guardare il mondo con un altro sguardo. Girato quasi interamente in questa enorme casa e nello spazio ad esso confinante (se si esclude il breve excursus ospedaliero), con uno stile minimale, che concentra tutto sui volti e gli sguardi, sulle emozioni provate dai protagonisti di questa vicenda torbida che affonda le sue radici nel reale. Ottima la prova della nana Raquel, interpretata da un'algida Catalina Saadreva (già al lavoro con il regista nel suo film d'esordio), tra le migliori attrici del panorama cileno. Il comparto tecnico è un mero optional, e non eccelle in nessun campo, da una fotografia limitata dalla claustrofobia dei luoghi (girato all'interno di una vera casa, quindi con spazi limitati) e tendente a colori cupi e freddi, alla colonna sonora praticamente inesistente. Ma d'altronde lo scopo era ben altro, e quindi uno stile quasi documentaristico non può che giovare a una produzione lontana dallo spettacolo e più vicina al senso stesso di un racconto morale. Molti dopo aver letto queste righe, se mai ne avranno avuto la voglia, dimenticheranno presto queste parole e la pellicola, ma chi invece volesse darle un'occasione difficilmente rimarrà deluso.&lt;br /&gt;Maurizio Encari - everyeye.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già segnalato dall’ottimo Federico Pontiggia, nel suo post del 25 giugno, vale la pena di tornare a parlare del film cileno di Sebastian Silva Affetti e dispetti anche in riferimento alla riflessione sulla “tenuta” pulita ma non eccelsa dell’annata cinematografica che, invece, segnalavo nel mio post intitolato Un anno difficile. Affetti e dispetti è – ben venga – un film molto interessante.&lt;br /&gt;Perchè mischia con libertà stili e visioni, andando oltre al già detto.&lt;br /&gt;Il film racconta l’esistenza di Raquel (la bravissima Catalina Saavedra), domestica quarantenne in una ricca casa cilena. La nostra da oltre vent’anni presta servizio. E in questi vent’anni si è totalmente annullata nel ligio rapporto con la famiglia dei suoi padroni. C’è la moglie che, paternalisticamente, le “vuole bene”. Ci sono i figli, con cui ha relazioni altalenanti e spesso conflittuali. C’è il marito di cui custodisce volentieri qualche piccolo segreto. Ma Raquel non ha altro: si ripete di essere amata dai bambini, cerca la propria unicità nell’essere depositaria di tutti i segreti della casa. Ma in realtà è disperata e il fisico inizia a “protestare”. Nella dialettica hegeliana, il rapporto servo/padrone, a un certo punto si ribalta. Ergo: Raquel dovrebbe diventare dominante. Ma Silva non è per niente convinto che le cose stiano così. Perché ne ha viste tante, più di Hegel. Semplicemente, infatti, Raquel è esaurita. E la “sua” famiglia pensa bene di affiancarle un’altra domestica. Raquel però non vuole essere usurpata di quel poco che (crede) essere suo. Di quel piccolo regno fatto di aspirapolveri, sicurezza nel trovare una maglietta, automatica soddisfazione dei gesti. La lotta di classe è morta. Silva lo dice con ironia, raffinatezza. Ma lo dice chiaramente. Al massimo oggi i servi possono trovare la propria ora d’aria ed essere contenti così. Perché la dialettica (poi marxista) non è la logica attraverso cui i servi interiorizzano la propria esistenza. Affetti e dispetti è davvero un film molto interessante. Molto acuto, molto intelligente. È girato quasi totalmente in interni, con uno stile che può richiamare il famoso Dogma ma soprattutto il Lars von Trier de The kingdom e Idioti. Musiche zero e solo da fonti sonore diegetiche, fotografia piuttosto sgranata, tagli fintamente naturali, primi piani improvvisi e intensi. Mentre, per cattiveria, nella prima parte il film ricorda il primo Ferreri, quello de El cochecito. Il lavoro di Silva, strada facendo, depista molto lo spettatore. Perché la “svolta finale” è un (finto?) lieto fine con cui beffardamente il regista mette la pietra tombale sulla rivolta degli schiavi. Raquel non è neppure parente ideale de la Sandrine Bonnaire di Il buio nella mente. Chabrol e compagnia bella sono gente d’altri tempi. Oggi la serva si identifica al massimo con una serva un po’ meno oppressa di lei. E impara così a non a ribellarsi all’indegna ipocrisia che una volta si sarebbe detta “borghese”. Si impara a convivere con la frustrazione. A “gestire l’ansia” si potrebbe dire. La lotta di classe è stata seppellita dall’idea che, in fondo, si possono trovare i propri spazi. Ma è una prospettiva vera o è la vittoria del più forte? Non è forse la verità dei padroni (e dagli schiavi introiettata)?&lt;br /&gt;Affetti e dispetti è l’ideale seguito del film di Chabrol, 15 anni dopo. Anni cruciali. Per la globalizzazione che ha reso tutti “self made man”, gioiosamente felici di mettere la propria vita sul mercato. E anni cruciali anche per il Cile del dopo Pinochet. Così, insomma, anziché pensare che esistano gli oppressori e gli oppressi, ora una domestica può prendere il buon esempio non da una folle incendiaria (come Isabelle Huppert ne Il buio nella mente) ma da una serva divenuta liberta e continuare, così, a fare la schiava sorridendo. Crudele, questo Silva. Non si può neppure più sognare la ribellione. (Un consiglio: guardate questo film pensando anche a Pomigliano…).&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Elisa Battistini (blog) – ilfattoquotidiano.it&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-7746138883951675206?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/7746138883951675206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/10/affetti-e-dispetti-la-nana-cile-messico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7746138883951675206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7746138883951675206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/10/affetti-e-dispetti-la-nana-cile-messico.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-iQsCz2foyLs/TpssQv8R_NI/AAAAAAAAAFU/jlwJ6L2QOOo/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-8631806862542272410</id><published>2011-10-05T09:32:00.000-07:00</published><updated>2011-11-22T10:03:43.123-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'>Calendario proiezioni Ottobre/Novembre/Dicembre 2011</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ottobre 2011   &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;        &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Giovedì 6 ottobre 2011 h. 21,00        &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:180%;"&gt;Affetti e dispetti &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;(La nana) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Sebastian Silva&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Cile, Messico 2009&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rassegna: Mimosa forever &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Martedì 18 ottobre 2011 h. 21,00        &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;      &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:180%;"&gt;Welcome&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;di Philippe Lioret&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Francia 2009&lt;br /&gt;Rassegna: Migrazioni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Novembre 2011  &lt;/span&gt;    &lt;/span&gt;      &lt;br /&gt;       &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Mercoledì 2 novembre 2011 h. 21,00        &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family:verdana;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:180%;"&gt;Dieci inverni &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;di Valerio Mieli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Italia, Russia 2009&lt;br /&gt;Rassegna: Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Martedì 22 novembre 2011 h. 21,00        &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;      &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:180%;"&gt;Il profeta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;(Un propheta) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Jacques Audiard&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;Francia, Italia 2009&lt;br /&gt;Rassegna: Tempi Moderni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dicembre 2011  &lt;/span&gt;            &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 2 dicembre 2011 h. 21,00           &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;I segreto dei suoi occhi &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(El Secreto de Sus Ojos) di Juan Josè Campanella&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Argentina, Spagna 2009&lt;br /&gt;Rassegna: Tempi moderni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;Martedì 20 dicembre 2011 h. 21,00           &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale   &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Parnassus- l'uomo che voleva ingannare il diavolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(The Imaginarium of Doctor Parnassus) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Terry Gilliam&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Francia, Canada 2009&lt;br /&gt;Rassegna: Sogni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-8631806862542272410?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/8631806862542272410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/10/calendario-proiezioni-ottobrenovembre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8631806862542272410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8631806862542272410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/10/calendario-proiezioni-ottobrenovembre.html' title='Calendario proiezioni Ottobre/Novembre/Dicembre 2011'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-8589951070223599883</id><published>2011-03-31T23:47:00.000-07:00</published><updated>2011-03-31T23:52:45.761-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-qPCPKMyP9Rg/TZV1vqWCtDI/AAAAAAAAAFI/i8VV-FIlHKg/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-qPCPKMyP9Rg/TZV1vqWCtDI/AAAAAAAAAFI/i8VV-FIlHKg/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5590503974131381298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;CHE – Guerriglia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Che – Part Two) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;USA, Francia, Spagna 2008 &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;di Steven Sodebergh . &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;Con Benicio Del Toro, Demian Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mìnguez, Julia Ormond, Rodrigo Santoro, Ramón Fernández, Yul Vazquez, Jose Caro, Jsu Garcia, Marisé Alvarez, Franka Potente, Catalina Sandino Moreno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt; &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo secondo capitolo della storia del Che, Steven Soderbegh fa un salto di ben 8 anni: dal 1958 con la presa di Cuba si passa direttamente al 1966, anno in cui il Che, all’apice del suo potere, scompare misteriosamente dalla scena internazionale per poi ricomparire in incognito in Bolivia, dove organizza un piccolo gruppo di compagni cubani e reclute boliviane, destinati a dare inizio alla grande rivoluzione latino-americana che lo porterà alla sconfitta e inevitabilmente alla morte. Nel primo capitolo era evidente l’accento posto sulla forza e sul trionfo della lotta organizzata e comandata dall’alto da Fidel Castro e egregiamente diretta dal Che, che riuscì a rendere Cuba libera dalla dittatura di Batista, grazie anche ad un forte consenso popolare. La guerriglia era sempre più consapevole del fatto che sarebbe riuscita a raggiungere l’obiettivo desiderato. Nella seconda parte invece quella forza e quell’entusiasmo presente nella presa di Cuba, viene a perdersi. Nella realtà dei fatti il mancato consenso popolare e l’appoggio inesistente di Castro e del partito finirono per rendere la guerriglia un semplice e piccolo gruppo disorganizzato. Per tradurre meglio il chiaro senso di fallimento a cui questa spedizione stava man mano andando incontro, il regista si è servito di alcuni escamotage molto validi: dialoghi pressoché inesistenti, una presa diretta in vero stile documentaristico, senza alcuna musica di sottofondo e fatta perlopiù in ambienti scuri e poco luminosi così da creare immagini dai colori più freddi. Benicio del Toro ha saputo interpretare con estrema cura i caratteri distinguibili del Che, riportandolo nei panni di un Uomo, non più icona abusata spesso dalla società in maniera inappropriata. In queste vesti il Che torna ad essere un semplice essere umano, dotato di forte personalità e di profondi ideali, umile con i propri compagni, leale con i nemici e orgoglioso delle sue azioni fino alla fine, anche in punto di morte.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvia Caputi – ecodelcinema.com&lt;/span&gt;    &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Novembre 1966…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Che Guevara, allora Ministro per l’Industria a Cuba e all’apice della sua carriera politica, decide di lasciare l’isola dei mojito nella convinzione di esportare l’esempio della rivoluzione cubana anche in altri paesi del Sud America oppressi dalla dittatura. Dopo l’insuccesso ottenuto in Congo, organizzato un piccolo gruppo di compagni cubani e nonostante il parere dubbioso del leader maximo, Fidel Castro, decide di partire alla volta della Bolivia. Sin dall’inizio della campagna molte sono le difficoltà che il Comandante si trova a dover affrontare: il partito comunista boliviano si divide e finisce col non dare alla rivoluzione il sostegno promesso, il gruppo di guerriglieri si trova presto isolato, senza cibo e rifornimenti, incapace di reclutare consensi e sostegno da parte dei contadini e della popolazione locale, che anzi finirà col sostenere l’esercito e la polizia boliviana. In poco meno di un anno il campo di addestramento verrà scoperto. L’8 ottobre 1967, vittima di un agguato, Guevara sarà catturato a La Higuera. I generali boliviani decideranno di giustiziarlo il giorno dopo, non senza un accurato servizio fotografico che contribuirà ulteriormente, negli anni a venire, a costruire quell’immagine di eroe rivoluzionario che lo ha consacrato al mondo intero. Dopo Che – L’Argentino, arriva sugli schermi il secondo lungometraggio incentrato sulla rivoluzione boliviana e che completa un disegno preciso e puntuale del Comandante, frutto di diversi anni di lavoro da parte di tutto lo staff di Soderbergh. Dopo aver intravisto l’evoluzione di Guevara, da medico e semplice sostenitore della rivoluzione a comandante carismatico e indiscusso, il quadro si completa mostrando ancora di più la vera anima dell’argentino, mossa da nessun tipo di rivalsa di potere ma solo dallo spirito idealista e libertario, che lo ha reso al contempo vittima ed eroe. In questa seconda parte scompaiono i flash-back e il flash-forward in bianco e nero e prevale l’uso del colore. Lo spettatore ha quasi l’impressione di trovarsi trascinato nel pieno della giungla, grazie anche ad una fotografia più cupa, dovuta all'utilizzo quasi esclusivo di illuminazione naturale e una regia veloce e rapida, realizzata con l’innovativa macchina digitale RED - già utilizzata nella prima parte - che, attraverso i suoi 4 chili e mezzo, garantisce la stessa resa del 35 mm e la qualità del digitale puro. Trattandosi di un biopic piuttosto preciso e scevro da alcun tipo di faziosità o interpretazione, l’intero film ha già in sé quel senso di sconfitta e morte che la Bolivia lascerà al Comandante. Dopo la gloria e i colori delle case coloniali di Cuba, qui vediamo pioggia, malattie, morti e l’incapacità del popolo e anche dello stesso esercito, di credere e affezionarsi fino in fondo a questa lotta. La rivoluzione e gli ideali lasciano presto il posto all’amara sconfitta, e si chiude con gli ultimi istanti di vita del comandante, esanime, a terra, forse inconsapevole della futura memoria che lo renderà sconfitto nel campo ma vincitore nell’immaginario collettivo. L’ultimo sguardo che Soderbergh vuole lasciarci è forse quello che permane in molti: il guerrigliero che, alla volta di Cuba, guarda con speranza e fiducia l’orizzonte di un futuro imponente e smisurato, allora ancora sconosciuto.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Daniela Silvestri - Silenzio-in-sala.com&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-8589951070223599883?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/8589951070223599883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/che-guerriglia-che-part-two-usa-francia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8589951070223599883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8589951070223599883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/che-guerriglia-che-part-two-usa-francia.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-qPCPKMyP9Rg/TZV1vqWCtDI/AAAAAAAAAFI/i8VV-FIlHKg/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-3317117386835567345</id><published>2011-03-31T23:43:00.000-07:00</published><updated>2011-03-31T23:46:41.995-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-0Bi9HAQNJK8/TZV0rnI6SCI/AAAAAAAAAFA/RvofK0AwlwA/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-0Bi9HAQNJK8/TZV0rnI6SCI/AAAAAAAAAFA/RvofK0AwlwA/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5590502805039892514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;Racconto di Natale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;(Un conte de Noel) Francia 2008 &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family: verdana;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;di Arnaud Desplechin. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Con Catherine Deneuve, Jean-Paul Roussillon, Mathieu Amalric, Emile Berling, Françoise Bertin. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I (ri)sentimenti&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;I motivi per amare il cinema di Desplechin sono gli stessi per i quali esso è denigrato e osteggiato da molti: cinema che non si risparmia, tutto di testa anche quando pare di stomaco, che si parla addosso, che straborda, impuro perché si impregna di tutto (televisione, letteratura, filosofia, storia, teatro – c'è anche del bergmaniano in questo -), cinema ombelicale ed egocentrico, cinema che è pieno di "troppo" (troppo parlato, troppo pensato, troppo prolisso), cinema compiaciuto, spudorato, che mette in piazza i meccanismi, cinema che non esita a citare, evocare, riecheggiare, che forza la linea stilistica tracciata e la piega all'esigenza della narrazione. Perché Desplechin è soprattutto lo strenuo sostenitore di un lavoro che è narrativo fino all'integralismo, introspettivo fino allo psicologico (scansando, senza sfiorarlo, lo psicologismo), strutturalmente libero, frammentario spesso e volentieri, pieno di deviazioni, sfasature, strane imprecisioni (La sentinelle) certo, ma mai gratuito, sempre perfettamente conscio di sé; un cinema intimo, apparentemente caotico, invero quadratissimo che, pur analizzando e rappresentando stati d'animo e sentimenti, non sfiora neanche per sbaglio la compassione e non crea facili complicità con lo spettatore (la recitazione stilizzata di Esther Kahn)….  In Conte de Noël (un titolo dickensiano, dunque romanzesco) si torna alla famiglia, consesso sfrangiato visto (è abitudine dell'autore) come una sorta di finzione sociale nella quale ci si affanna a trovare "compatibilità" - in questo caso fisico-biologica prima che (u)morale: la questione si rivelerà non meno capricciosa (il destino lo è) -; distanti dal sentimentalismo comodo di tanto cinema (anche transalpino) o dall'automatica, retorica cattiveria dei fratelli-coltelli, dalla scontata dinamica del nido di serpi, i Vuillard offrono allo spettatore le proprie interiora nude e crude(li), si scoprono e si scontrano senza alcun filtro: il potere possente del legame familiare è proprio quello di polverizzare le inibizioni e portare a galla l'Io più recondito, rendere la nevrosi una normale modalità di rapportarsi; solo in famiglia si dicono e fanno cose che suonerebbero eccessive, esagerate, assurde in qualsiasi altro contesto e non sorprende dunque che, nella rappresentazione del francese, ci si trovi di fronte a una madre che detesta apertamente il proprio figlio, partorito per puro calcolo; inutile allo scopo all'epoca, in seguito Henri si rivela inaspettatamente decisivo per la stessa sopravvivenza di Junon, anche se troppa acredine è passata, troppo radicata è l'insofferenza perché la salvezza della propria vita possa riscattarlo agli occhi della donna. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;E anche per Henri la donazione del midollo è vista quasi come un cinico sdebitarsi: ti do la vita come tu l'hai data a me, pari siamo. Ancora una volta l'armonia tra i personaggi è un percorso in salita, l'ipotetico obiettivo finale; ancora una volta l'intesa non è data in partenza, si parte dalla frantumazione e si tende ad un'unità possibile. Le relazioni tra le persone sono una materia dannatamente complicata e divengono astruse nel salotto borghese dei Vuillard, dove non si dice "papà" e non si dice "mamma"; dove la morte di un figlio si accetta come la caduta di una foglia da un albero; dove la nonna ha avuto una stabile relazione lesbica; dove l'ultimogenito Ivan rivede nella psicosi del nipote Paul quella della sua adolescenza; dove il rancore è il sentimento principe; dove vita e morte sono eventi svuotati di implicazioni umane, ridotti a probabilità su una lavagna, crocifissi a un freddo calcolo; dove i nipotini già "proiettano" in ingenue rappresentazioni teatrali nelle quali amleticamente ci si riconosce: la dea Junon al centro della piccola platea, come la sovrana di questo microregno (non dimentichiamoci i nomi dei quattro figli: Joseph, Elizabeth, Henri, Ivan – i re, la regina); in cui è tutto un riverberarsi di malesseri e livori, veri e propri intrighi di corte, appena mediati da un rimpianto, in un cumulo di eventi fatali e di ruggini riflesse che sfiora il demenziale, ma che non per questo risulta meno lancinante, meno scorticante, meno esattamente doloroso. Su tutto questo affanno vigila non solo l'occhio del testimone Faunia (nome della protagonista de La macchia umana di Roth - a La controvita di Roth sarà ispirato il prossimo film del regista -), ma anche quello di Elizabeth, che soffre più di tutti, pare, e che più di tutti sembra patire la solitudine del dolore, tanto da volervi trascinare qualcuno pur di non dirsi sola in quella palude, e che non esita a fare letteratura di questo suo dibattersi.  Anche Desplechin non esita a mettere in gioco se stesso e il suo vissuto in quello che si sta rivelando un unico grande romanzo cinematografico, un opus sempre più compatto che racconta la vita (e l'arte) attraverso tantissime parole e tantissimi atti di personaggi vivi, concreti, non di archetipi, per quanto i riferimenti leggibili possano farlo pensare: i caratteri che si muovono sulla scena non sono metafore, sono uomini e donne nudi, senza la protezione di alcun paradigma; solo in questo senso possiamo dirci d'accordo: il cinema di Desplechin può essere fastidioso, provocare disagio; è un cinema che disturba perché ci strappa le vesti di dosso e ci obbliga all'imbarazzo di constatare e far constatare ciò che siamo (l'attore, volendo "far credere", deve mentire o dire la verità? Il paradosso di cui parla il vecchio pigmalione impersonato da Ian Holm in Esther Kahn in cui la protagonista, alla fine, diventando una vera donna diventa una vera attrice)…..&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;…… Questo senza stare a sottolineare quanto magnificamente sia girato questo Conte de Noël (la macchina da presa è nelle mani del solito Eric Gautier), con quale sottigliezza sia scritto, con quale piglio siano diretti gli attori (una squadra fantastica – cito la Devos per tutti, che trovo sempre di bravura inqualificabile -). Desplechin, mai così concentrato e misurato (sì, proprio), forse meno spericolato del solito, sfiora il virtuosismo, firma un nuovo capolavoro.&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Luca Pacilio&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;www.spietati.it&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-3317117386835567345?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/3317117386835567345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/racconto-di-natale-un-conte-de-noel.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/3317117386835567345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/3317117386835567345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/racconto-di-natale-un-conte-de-noel.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-0Bi9HAQNJK8/TZV0rnI6SCI/AAAAAAAAAFA/RvofK0AwlwA/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4279718902388178028</id><published>2011-03-31T23:36:00.000-07:00</published><updated>2011-03-31T23:42:25.369-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-iYJHBZvNus0/TZVzMM39EII/AAAAAAAAAE4/o2hpAnj-KM8/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 226px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-iYJHBZvNus0/TZVzMM39EII/AAAAAAAAAE4/o2hpAnj-KM8/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5590501165901877378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: verdana;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;CHE – L’argentino&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:180%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;(Che – Part One) &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;USA, Francia, Spagna 2008&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;di Steven Sodebergh &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Benicio Del Toro, Demian Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mìnguez, Julia Ormond, Rodrigo Santoro, Ramón Fernández, Yul Vazquez, Jose Caro, Jsu Garcia, Marisé Alvarez, Franka Potente, Catalina Sandino Moreno.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;“No soy un libertador. Los libertadores non existen. Son los pueblos quienes se liberan a si mismos »&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Si può raccontare la vita di Ernesto Guevara senza fare i conti con il mito del «Che»? &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;La sfida sembrerebbe impossibile: anche un film come I diari della motocicletta, che ne raccontava la giovinezza argentina, non riusciva a tenere a freno la contagiosa esuberanza del protagonista. Affrontando invece i due momenti cruciali della vita di Guevara, la rivoluzione cubana prima e la guerriglia in Bolivia poi in un mega-film di oltre quattro ore che esce in due parti (adesso Che-L'argentino e a maggio Che-Guerriglia), il regista Steven Soderbergh sembra essersi fatto guidare soprattutto dalla voglia di raffreddare la materia e di affrontare con gli strumenti della ragione quello che di solito si racconta con l'entusiasmo del militante. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Caldeggiato fortemente dall'attore Benicio Del Toro (che si cala nei panni di Guevara con sorprendente rassomiglianza) e dalla produttrice Laura Bickford, il progetto del film ha cominciato a prendere forma più di dieci anni fa, nel 1996, ma è diventato qualche cosa di concreto solo nel 2005, dopo che la sceneggiatura è stata affidata a Peter Buchman. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;È dal suo lavoro e da quello di Soderbergh che nasce l'idea di privilegiare due soli momenti di tutta la lunga e avventurosa vita del «Che» giocando continuamente al contrappunto: Cuba contro Bolivia ma anche, all'interno della prima parte, teoria contro azione, utopia contro (dura) realtà, rivoluzione contro (o a fianco di) politica.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Questa operazione non è evidentemente senza conseguenze: da una parte permette al film di avere un andamento il meno hollywoodiano possibile, lontanissimo dall'epicità finto-romantica con cui il cinema americano ha spesso raccontato rivoluzioni e rivoluzionari (basterebbe pensare all'orrendo Che! di Fleischer con Omar Sharif nei panni di Guevara). &lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;E dall'altra offre al film la possibilità di «distaccarsi» dalla materia raccontata per trasformare la storia in strumento di (auto)riflessione, recuperando certi insegnamenti godardiani sull'intreccio tra finzione cinematografica e inchiesta giornalistica (non a caso Questa è la mia vita era uno dei modelli a cui Soderbergh si è ispirato).&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Ecco perché Che-L'argentino gioca molto col montaggio, perdendo di vista lo svolgimento cronologico delle azioni e invece giustapponendo momenti della visita del «Che» alle Nazioni Unite nel 1964 a episodi della guerriglia sulla Sierra Maestra cubana del 1957/58 a momenti addirittura precedenti, come l'incontro tra Guevara e Fidel Castro in Messico nel 1955. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;In questo modo frasi e dichiarazioni più «programmatiche» (come erano le risposte ai giornalisti americani o i punti salienti del suo discorso all'Onu contro l'imperialismo e la sudditanza degli Stati sudamericani) trovano un riscontro immediato con le scelte concrete fatte durante la guerra rivoluzionaria, anche loro mostrate non per la loro forza epica ma piuttosto per quello che possono «insegnare» e «dimostrare».&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Così fa una certa impressione sentir dire a una giornalista newyorkese che la prima qualità di un rivoluzionario è «l'amore» e subito dopo vedere la decisione di abbandonare un compagno alle sevizie dei soldati di Batista pur di non farsi scoprire, scelta che si spiega solo capendo che quell'«amore» non va inteso in senso cristiano ma rivoluzionario, perché il sacrificio di un militante giustifica la possibilità della sopravvivenza del gruppo. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;O ancora, prima dell'attacco alla caserma di El Ulvero, il discorso sulla inevitabile vittoria dei rivoluzionari di fronte ai mercenari che sembra essere contraddetto dai morti che i ribelli lasciano sul campo ma che finisce per essere avvalorato dalla conquista della postazione. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Ogni scena, cioè, prende valore per quello che spiega e insegna sul percorso rivoluzionario e non per la forza emotiva che può avere.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;È per questo che il film andrebbe visto nella sua interezza di quattro ore, perché la seconda parte funziona da contrappunto alla prima e molte scene della prima rimandano alla seconda o trovano lì la loro «conclusione» (come il discorso sui sedicenne che a Cuba non possono partecipare alla rivoluzione e in Bolivia sì, salvo poi scoprire che i primi si riveleranno dei veri rivoluzionari e i secondi tradiranno). &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Ma la distribuzione ha leggi che a volte vanno contro a quelle dei film e in questo modo Che-L'argentino finisce per pagare delle colpe che non sono del tutto sue.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Nella sua unità/complessità sarebbe stato più chiaro il percorso di Soderbergh. Così invece si rischia di accentuare troppo una scelta di stile che sembra solo «contro» (contro il mito del «Che» ma anche contro l'epicità troppo programmatica di certo cinema hollywoodiano) e meno «a favore» (di un soggetto indubbiamente originale e lontano dalle mode).&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Mereghetti – Corriere della Sera.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4279718902388178028?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4279718902388178028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/che-largentino-che-part-one-usa-francia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4279718902388178028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4279718902388178028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/che-largentino-che-part-one-usa-francia.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-iYJHBZvNus0/TZVzMM39EII/AAAAAAAAAE4/o2hpAnj-KM8/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-3469622910638134576</id><published>2011-03-10T04:53:00.000-08:00</published><updated>2011-03-10T05:02:37.677-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-UupaV5C0JiI/TXjL6LCSc8I/AAAAAAAAAEw/0L_Lrmh1Ztg/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-UupaV5C0JiI/TXjL6LCSc8I/AAAAAAAAAEw/0L_Lrmh1Ztg/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5582435938380968898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;La vìe en rose&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;(La Mome) Francia, GB, Rep. Ceca Italia 2007 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;di Olivier Dahan.&lt;br /&gt;Con Marion Cotillard, Silvie Testud, Jean-Paul Rouve, Pascal Greggory, Marc Barbé, Emanuelle Seigner, Gerard Depardieu, Catherine Allégret.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;U&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;n ritratto libero e non didascalico della cantante francese Edith Piaf&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;La pellicola, ambientata in Francia e a Praga, ripercorre i drammi e le gioie di una delle leggende della canzone francese e internazionale, Edith Piaf. Nata nei sobborghi parigini, la diva diventa famosissima fin da giovane. La sua voce, caratterizzata da mille sfumature, era in grado di passare da toni aspri a toni dolcissimi. Molte le sfortune e i fatti negativi: incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio. La pellicola di Dahan ricostruisce bene una delle sue ultime apparizioni pubbliche in cui appare piccola e ricurva, con le mani deformate dall'artrite e con radi capelli. Solo una cosa era rimasta inalterata e splendida: la sua voce. Il fatto che il regista abbia preso come spunto iniziale per il film una fotografia della cantante e non la sua musica non ci sorprende affatto. Conferma, anzi, il taglio pienamente cinematografico dell’opera. Partire da questo punto è sinonimo di un omaggio che rifiuta il didascalismo e una ricostruzione strettamente biopic. Il termine corretto è ritratto che, oltre a esaltare il talento artistico della Piaf, si addentra nel cuore della sua complessa umanità. Il regista, pur documentandosi a lungo, ha preferito seguire le proprie idee senza farsi influenzare da qualcuno in particolare (amici, conoscenti) o da letture intraprese. La scelta di evitare il taglio biografico si sviluppa attraverso un doppio binario. L’ottima interpretazione di Marion Cotillard che fugge qualsiasi tentativo imitatorio e nasconde, sottilmente, il preciso intento di dare alla performance stessa una vita sua, lontana da condizionamenti o costruzioni esterne. In secondo luogo, il regista, consapevole di riduttive letture critiche, ripercorre alcuni dei fatti principali della sua esistenza senza rispettare l’esatta cronologia. Ogni frammento di vita sembra giustificarsi grazie a quello precedente. Il senso delle cose prende quota piano piano lavorando di addendi. Le molteplici facce della diva emergono con una soave naturalezza rendendo facile e scorrevole la lunga visione del film.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Matteo Signa- mymovies.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Esistono storie e storie di vita di grandi personaggi della storia dell’umanità. Come esistono storie di vita di artisti che si possono considerare universali per la loro unicità di forza umana che sanno o hanno saputo trasmettere attraverso il loro talento artistico. Quella forza sublime che solo l’arte e l’artista contengono, e la cui interpretazione sempre e continuamente riesce a scuotere le coscienze, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;a parlare direttamente all’anima. C’era una volta una bambina, nata agli inizi del secolo scorso e secondo la leggenda partorita in un portone, costretta ad una vita misera e nella miseria. I suoi grandi occhi blu guardavano quella piccola parte di mondo della Belleville parigina, i vicoli malfamati, i marciapiedi dove, per soldi, esibiva le sue naturali doti canore. Le grandi voci non passano inosservate, a maggior ragione quando il canto cattura l’attenzione dei passanti per strada. E così per Edith Gassion (Marion Cotillard), l’incontro per strada con Louis Leplèe (Gerard Depardieu), folgorato dalla sua voce, segna un momento di rottura con un passato squallido ed umiliante, per dare inizio pian piano alla trasformazione di Edith Gassion nel personaggio della “Môme”: Edith Piaf. La voce della Piaf presto arriva oltre oceano. Conquista l’America quella donnina fragile, piena di forza interiore, di amore, di passione. Con la sua voce rabbiosa, ma nel contempo emozionante e commovente, canta la vita, l’amore, la speranza. Canta Edith Piaf! Canta per il suo pubblico, per la gente che l’aspetta in platea con trepidazione, anche quando la vita non le risparmia dispiaceri terribili, non la risparmia dalla malattia, dall’insopportabile dolore fisico. Chi era veramente “la Môme”? Cosa sappiamo della Piaf persona, leggenda nazionale della Francia ma anche del mondo intero? Cosa ha permesso veramente a questa donna goffa, impacciata, di sopravvivere e alla fine uscire dalla povertà e dalla sofferenza dei sordidi quartieri del dopo guerra parigino, fino alla conquista di quel riconoscimento di un messaggio di arte vera, inebriante, sul palcoscenico internazionale? La risposta questa volta la dà il regista di questo film straordinario: Oliver Dahan. Senza riproporre storicamente la vita di una Parigi inizio secolo, Dahan costruisce i luoghi dell’epoca attraverso una propria sensibilità, riuscendo a catturare un proprio sguardo nella costruzione della narrazione. La riuscita dell’opera è sorprendente. Dahan entra in quel mondo parigino animato dalle strade incorniciate di Belleville, dai bordelli da cui fuoriesce l’acre odore di sudore umano. Con un’articolarsi nel montaggio di avvenimenti spazio-temporali della vita di Edith Piaf, Dahan coglie quel lato di vita dell’artista Piaf, sconosciuto al grande pubblico, dove momenti drammatici si alternano a momenti felici e di successo. Oliver Dahan costruisce così l’identità della grande artista, un’identità di gloria e successo, ma anche di vita comune, che ritrae una Piaf malandata, fragile, distrutta dalla malattia, che acquistava forza e vita nel momento in cui con il canto comunicava con il mondo. Senza dubbio, l’acutezza nella scelta di Oliver Dahan di aver saputo coordinare nella narrazione momenti chiave della vita dell’artista Piaf, ha dato al film la particolarità di un’opera compiuta nella sua interezza. Il film si veste, con classe, di tensione emozionale, e mette in scena con arte il destino paradossale di questa donna, la cui voce ha scosso e procura, nell’ascolto, sensazioni forti. Marion Cotillard, nella performance della Piaf è assolutamente sconvolgente. Interpreta la camminata, la mimica dei gesti dell’artista, come lei era solita, ossia in maniera quasi clownesca. L’interpretazione della Piaf conferisce a Marion Cotillard la capacità sublime di trascendere il personaggio, ed “essere” Edith Piaf. Questa è l’impressione che la Cotillard riesce a trasmettere, in un modo così convincente che non si può dire che non sia la Piaf, rivelandosi un’attrice di grande e ragguardevole talento. “La vie en rose” è un film magico, da cui traspare l’anima dell’artista Piaf, attraverso lo sguardo sensibile di Oliver Dahan, che, con questo ultimo lavoro, dimostra come si rende l’arte sul grande schermo. Di grande efficacia la colonna sonora, che ripropone con la voce della stessa Piaf, suoi brani intramontabili da Padam alla Vie en rose. Un film ricco di tensione ed emozione molto bel gestite nella narrazione, senza tuttavia cadere in un facile e scarno sentimentalismo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Rosalinda Gaudiano – cinema4stelle.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-3469622910638134576?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/3469622910638134576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/la-vie-en-rose-la-mome-francia-gb-rep.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/3469622910638134576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/3469622910638134576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/la-vie-en-rose-la-mome-francia-gb-rep.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-UupaV5C0JiI/TXjL6LCSc8I/AAAAAAAAAEw/0L_Lrmh1Ztg/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1871827524444899316</id><published>2011-03-10T04:42:00.000-08:00</published><updated>2011-03-10T04:52:13.412-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;MARZO 2011  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt; &lt;/span&gt;              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;lunedì 7 marzo 2011 h. 21,00           &lt;br /&gt;Vado, sala biblioteca comunale  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;La vìe en rose &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;(La Mome)    di Olivier Dahan&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Fra, GB, Rep. Ceca 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Rassegna: Mimosa forever &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;martedì 22 marzo 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale           &lt;/span&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;CHE –L’argentino &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;(CHE- Part One)     di Steven Sodebergh&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;USA, FRA, SPA 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Rassegna: Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;APRILE 2011    &lt;/span&gt;                     &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;lunedì 4 aprile 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Racconto di Natale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;(Un conte de Noel)    di Arnaud Desplechin, Francia 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Rassegna: Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;giovedì 21 aprile 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale   &lt;/span&gt;                      &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;CHE – Guerriglia &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;(CHE- Part Two)     di Steven Sodebergh&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;USA, FRA, SPA 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Rassegna: Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1871827524444899316?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1871827524444899316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/marzo-2011-lunedi-7-marzo-2011-h.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1871827524444899316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1871827524444899316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/03/marzo-2011-lunedi-7-marzo-2011-h.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-9070796846796997926</id><published>2011-02-26T01:36:00.000-08:00</published><updated>2011-02-26T01:50:23.402-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-WA_uKVDp85M/TWjLfIg_OpI/AAAAAAAAAEo/BP7pwXHZnNw/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 220px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-WA_uKVDp85M/TWjLfIg_OpI/AAAAAAAAAEo/BP7pwXHZnNw/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5577931874220587666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: verdana;font-size:180%;" &gt;&lt;span&gt;Basta che funzioni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;(Whatever works) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Woody Allen. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: verdana;"&gt;USA, Francia 2009 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Con Ed Begley jr., Patricia Clarkson, Larry David, Conleth Hill, Michael McKean, Ewan Rachel Wood, Henry Cavill, John Gallagher jr, Jessica Hetch, Carolyn McCormick.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Ad un anno di distanza da Vicky Cristina Barcelona, Woody Allen torna sugli schermi con la regia di Whatever Works (BASTA CHE FUNZIONI) ed è sempre un piacere per gli spettatori. Torna a New York, con una sceneggiatura vecchia di oltre 30 anni – così dichiara lui stesso – scritta per l’attore Zero Mostel (brillante interprete di The Front – IL PRESTANOME del ‘76), morto nel 1977. Occhio e croce, tuttavia, ritengo Larry David più adatto al ruolo di alter-ego di Woody Allen, di quanto sarebbe stato il pur bravo Zero Mostel.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;E ciò rivela ancora una volta l’abilità del regista nella scelta degli attori, giacché il film poggia, oltre che sul personaggio femminile di Melodie, quasi per intero sulla figura tragicomica di Boris Yellnikoff (perfetta sintesi di Woody Allen-Larry David campioni di umorismo yiddish), docente universitario a riposo riciclatosi come insegnante di scacchi che, con buona dose di cinismo mascherato d’ironia, giudica l’esistenza con lo stile del Woody Allen intellettuale di Manhattan (1979).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Con la differenza che sono passati trent’anni e la vita dell’uomo nel pianeta appare al protagonista l’eterno scacco matto di “una specie fallita” ad opera di un Dio assente o al massimo “arredatore di interni”. Rispetto ad allora, c’è in meno forse la curiosità di vivere, ci sono in più le tematiche care al Woody Allen degli ultimi anni: il ruolo potente del fato, della fortuna e del caso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;In tale contesto, la sceneggiatura sembra meno ispirarsi ad una storia pensata da oltre trent’anni e più vicina al filone inaugurato con Mighty Aphrodite (LA DEA DELL’AMORE del ’95), approfondito magistralmente dieci anni più tardi nei 124 minuti di Match Point, continuato, forse con minore efficacia, nelle tre successive pellicole: Scoop (2006), Vicky Cristina Barcelona (2008) e questo Whatever Works, accomunate tra loro dalla durata minima per un lungometraggio e soprattutto dall’esilità della trama.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;C’è tuttavia una differenza in Whatever Works rispetto ai due precedenti lavori. Non solo, infatti, si torna a New York, cioè ad un habitat che il regista ben conosce, si torna anche alla freschezza di Mighty Aphrodite e al teatro greco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;I temi del destino, della fortuna, dell’amore e del caso vengono trasposti in una cornice che nulla lascia all’improvvisazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Chi, vedendo la Melodie (Evan Rachel Wood) di Basta che funzioni non pensa subito alla Linda Hash in arte Judy Orgasm (Mira Sorvino) di La dea dell’amore, nella versione italiana l’una e l’altra doppiate con straordinaria efficacia dalla voce di Ilaria Stagni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Prostituta l’una (Judy), ingenua fanciulla del sud degli Stati Uniti l’altra (Melodie), entrambe accomunate da una visione semplice e innocente (nonostante tutto) del vivere e destinate a raccogliere il premio finale (o quasi) della fortuna e dell’amore, secondo un concetto caro all’ultimo Woody Allen: “Non sappiamo perché siamo al mondo e persino la nascita è legata al caso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Tutto ciò che può rendere più accettabile l’esistenza della persona è benvenuto. Basta che funzioni”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Nelle due pellicole, questa sorta di filosofia del carpe diem, segue uno schema quasi identico. Tutto si annuncia in un clima di tragedia greca per volgersi in commedia, quasi che un benevolo burattinaio, un occulto deus ex machina, a certe condizioni, s’incarichi di garantire alla “specie fallita” un minimo di felicità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;E se nel film del ’95 il finale sembra più l’antefatto di una commedia di Plauto, allorché i due protagonisti s’incontrano dopo tanto tempo – ignaro Larry che la figlia di Linda è sua figlia, ignara Linda che il bambino allevato da Larry è il figlio che aveva abbandonato – in Basta che funzioni il finale è costellato di festose maschere plautine con Boris nel ruolo (così come fa per tutto il film) di colui che di tanto in tanto si separa dagli attori per intrattenersi col pubblico, con battute che a rifletterle appaiono scontate (come quella che Marx e Gesù hanno ragione in via di principio, ma anche il torto di trascurare che l’uomo, una sorta di vermetto nel migliore dei casi, non è buono…), ma che ad udirle, per l’efficacia e la semplicità con cui sono dette, arrivano allo spettatore come altrettante pillole di saggezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Ed è proprio la seconda parte del nuovo film di Woody Allen, tutta intesa a preparare il finale, a zoppicare. Non solo per un calo di ritmo e di stile, ma anche e soprattutto per aver il regista attinto a piene mani dal bagaglio dell’ovvio e della post-modernità, quasi un tributo da pagare alla facile psicologia dei cosiddetti vermetti: il padre e la madre di Melodie che le diverse circostanze mutano da bigotti di provincia in spregiudicati e appagati fruitori della propria libertà, consentendo a Marietta (Patricia Clarckson) di mettere a nudo, per così dire, il proprio talento fotografico assaporando insieme le delizie di un ménage à trois, e al marito di scoprirsi felicemente gay. Melodie e Boris, dal canto loro, per gli intrighi di Marietta e il disegno improbabile della Fortuna e del Caso, tornano ad una normalità che li rende improvvisamente meno interessanti, ma con la possibilità, se tutto funziona, di percorrere un maggiore tratto di felicità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Film, comunque, da non perdere perché opera di uno, forse, degli ultimi grandi maestri del Cinema.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;Sergio Magaldi (dal blog: http://zibaldone-sergio.blogspot.com/ )&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-9070796846796997926?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/9070796846796997926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/02/basta-che-funzioni-whatever-works-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/9070796846796997926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/9070796846796997926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/02/basta-che-funzioni-whatever-works-di.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-WA_uKVDp85M/TWjLfIg_OpI/AAAAAAAAAEo/BP7pwXHZnNw/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1968880654733285760</id><published>2011-02-10T05:01:00.000-08:00</published><updated>2011-02-10T05:03:22.417-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-T42O7jS6RgA/TVPh8POar0I/AAAAAAAAAEg/y4-4qK3VLZs/s1600/locandinapg1.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-T42O7jS6RgA/TVPh8POar0I/AAAAAAAAAEg/y4-4qK3VLZs/s320/locandinapg1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572045588982837058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Open hearts&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;(Esker dig for evigt) Danimarca 2002 &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;di Susanne Bier. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Con Sonja Richter, Nikolaj Lie Kaas, Mads Mikkelsen, Paprika Stehen, Stine Bjerregaard, Niels Olsen, Ulf Pilgaard, Ronnie Hiort Lorenzen, Pelle Bang Sorensen.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dramma in dogma&lt;br /&gt;Susanne Bier prende le mosse dal Dogma95 di Von Trier e Vinterberg; cosa ne resta dieci anni dopo la sua stesura? Il manifesto danese (riprese dal vero, niente scenografia, camera a mano, nessun suono riprodotto, illuminazione naturale, formato 35 mm), che nasceva come autentica provocazione contro il frasario imbalsamato del cinema alimentare – imporsi delle regole “assurde” per dimostrare che non esistono regole -, si è gradualmente ridotto, passo dopo passo, ad una sterile questione di principio oltranzista ed autocelebrativa (la successiva ed inconcludente circumnavigazione della Kidman in DOGVILLE, con camera in spalla a 360°, la dirà lunga sull’argomento), non priva di vezzi compiaciuti ma esteticamente fallimentari (la parodia involontaria di DANCER IN THE DARK).&lt;br /&gt;Nella signora Bier, quindi, non riponevamo particolari speranze; eppure... aggirando la strada parabolico/morale, il film si accontenta (per così dire) di raccontare, facendo dell’intreccio stesso la sua chiave di volta senza secondo fine; nella delicata scelta della materia drammatica (con un’eco da LE ONDE DEL DESTINO) OPEN HEARTS riesce a non esagerare, districandosi in equilibrio su quel filo sottile che lo mantiene credibile e compatto sino in fondo.&lt;br /&gt;Coniugando uno sguardo chirurgico (riflesso nello sfondo ospedaliero) alla virata calda e passionale (i diversi incontri amorosi), e presentando questo elementare contrasto allo spettatore senza filtro – quindi particolarmente toccante -, è un’opera viva e pulsante tanto da farsi perdonare le evidenti imperfezioni; la Bier sbaglia almeno un carattere (la figlia di Niels, intorno alla macchietta) e costruisce una manciata di snodi risaputi (tra tutti: le scene-madre piene di omissis e sospensioni, a rischio schematismo), nel gioco delle coppie non attinge certo da un bacino originale ma d’altronde lo ravviva con un gusto personale ed estremo, che non teme il tratteggio di una “strana” rivalità sentimentale (l’aitante medico ed il paralitico).&lt;br /&gt;Il dato tecnico, forse di maggior interesse, è anche quello più sorprendente; indugiando con la camera a mano su corpi ed espressioni dei protagonisti, scavando patologicamente nei loro lineamenti, la Bier riporta un senso al cadavere del Dogma e ne propone una visione personale (nonostante qualche gratuità), fino ad estrarre almeno una sequenza d’impatto commovente (l’abbraccio “posticcio” tra Joachim e Cecille).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La migliore intuizione della regista si incarna però nelle repentine svolte oniriche che suggellano il narrato, preziose perché quasi impercettibili, che per un attimo annullano il colmo di dolore e, dopo la tragedia, consentono ad una mano paralizzata di librarsi nell’aria, ancora.&lt;br /&gt;Non ci sono parole per Sonja Richter, diamante in un cast di solidità inusitata.&lt;br /&gt;Un film irrinunciabile per sapere che la Danimarca oggi non è solo Lars Von Trier. Per fortuna.&lt;br /&gt;Emanuele Di Nicola – spietati.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dogma 95 (Dogme 95) è il nome di un movimento cinematografico creato e fondato su precise regole espresse in un manifesto pubblicato nel 1995 (da cui il nome) dai registi danesi Lars von Trier, Thomas Vinterberg, quindi corrente non nata ed evoluta spontaneamente come nella maggior parte dei casi nella storia del cinema.&lt;br /&gt;Il decalogo, al quale aderirono subito anche Søren Kragh-Jacobsen e Kristian Levring, è spesso definito anche con il significativo nome di Voto di Castità, che lascia intendere lo spirito del movimento, ed è stato stilato e firmato ufficialmente a Copenaghen, lunedì 13 marzo 1995.&lt;br /&gt;L'obiettivo, ambizioso, era quello di "purificare" il cinema dalla "cancrena" degli effetti speciali e dagli investimenti miliardari. Niente luci, nessuna scenografia, assenza di colonna sonora, rifiuto di ogni espediente al di fuori di quello della camera a mano... Le regole da seguire per raggiungere questo obiettivo sono state espresse in un manifesto scritto.&lt;br /&gt;C'è da dire che già dal primo film le regole sono state violate, ed ogni regista, chi più chi meno, ha ricorso a degli espedienti (musica, luci, scenografie) vietati nei propri film.&lt;br /&gt;Come detto sul sito ufficiale, in realtà ogni regista può interpretare il decalogo a suo modo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 marzo 2005, a Copenaghen, i registi hanno firmato il documento che, dieci anni dopo, ha sancito la fine del patto.&lt;br /&gt;I dieci anni di esperienza della Dogma 95 hanno portato alla produzione di circa 40 film. Spesso questi erano riferiti solamente con un numero (Dogma 1, Dogma 2, ecc.) anziché con il titolo vero e proprio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rassegna Mimosa Forever&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1968880654733285760?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1968880654733285760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/02/open-hearts-esker-dig-for-evigt.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1968880654733285760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1968880654733285760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/02/open-hearts-esker-dig-for-evigt.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-T42O7jS6RgA/TVPh8POar0I/AAAAAAAAAEg/y4-4qK3VLZs/s72-c/locandinapg1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1119205473842994389</id><published>2011-02-10T04:52:00.000-08:00</published><updated>2011-02-10T04:59:30.531-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-GxLfy2M2PWs/TVPgFphYMxI/AAAAAAAAAEY/n06Kbos9AoM/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-GxLfy2M2PWs/TVPgFphYMxI/AAAAAAAAAEY/n06Kbos9AoM/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572043551637254930" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: verdana;font-family:&amp;quot;;font-size:180%;"  &gt;LA ZONA&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 5pt 0cm; text-align: left;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spagna, Messico 2007&lt;br /&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rodrigo Plà&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; .&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 5pt 0cm; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Con&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Daniel Giménez Cacho, Maribel Verdù, Carlos Bardem, Daniel Tovar, Alan Chàvez, Mario Zaragoza, Marina de Tavira, Andrès Montiel, Blanca Guerra, Enrique Arreola, Gerardo Taracena.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="spip" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:15pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="spip" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:15pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="spip"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’opera di Rodrigo Plá, presentata alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia, appare come un film fantapolitico dai risvolti raffinati e sofferti. Pur con qualche eco del clima di persecuzione di 1984 e delle situazioni orrorifiche - metaforiche dei film di &lt;a href="http://www.nonsolocinema.com/nsc_parola.php3?id_mot=720&amp;amp;id_rubrique=2"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); text-decoration: none;"&gt;Romero&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, La zona si presenta come totalmente realistico e credibile, per poi instillare nello spettatore la sgradevole sensazione di stare assistendo ad una lenta caduta verso la degradazione morale di un’intera società. Il giovane protagonista, figlio di uno degli abitanti della zona, si troverà faccia a faccia con ciò che per il suo microcosmo è lo spauracchio e al contempo il capro espiatorio: uno dei ladri, il più giovane ed il solo sfuggito alla furia dei suoi vicini. E sarà un confronto tra la sua morale e quella dei suoi genitori, tra la sua conoscenza del mondo e il suo personale senso di pietà e comprensione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="spip"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dietro di lui, gli adulti, in conflitto fra difesa dei propri privilegi e umanità. Come in &lt;a href="http://www.nonsolocinema.com/nsc_articolo.php3?id_article=743"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); text-decoration: none;"&gt;The village&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, non è la fuga dalla violenza che salva chi si crede al di sopra del bene e del male, perché ciò che è insito nell’uomo non entra solo dalle brecce nei muri, ma emerge anche dalle crepe presenti nell’anima degli uomini. Il film si presenta, in ogni fotogramma, come una struttura solida, calibrata ed elegantemente ragionata: non scade nel banale thriller, né nella fiction di denuncia. Centra perfettamente il bersaglio senza essere retorico, grazie anche ad alcune scelte di regia che risultano toccanti senza mai suonare false. Anche se purtroppo, sembra che per Plá la società sia destinata alla totale disfatta morale. Gli spunti narrativi sono molti, e risolti nei modi più coerenti e coesi. I temi del il mondo dei ricchi, che si regge su ipocrisia, violenza e arroganza (quasi senso di onnipotenza), del danno subito dagli adolescenti, educati con valori morali parziali ed inumani, e &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="spip"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;della disperazione dei poveri, umiliati fino&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;all’annientamento, trovano un intreccio che non delude ed un gran finale che, lontano anni luce dal semplicismo con cui si potrebbe chiudere un normale action movie con venature di denuncia sociale, lascia lo spettatore con un reale vuoto nel cuore, desolato di fronte alla presa di coscienza della totale caduta della civiltà nel mondo borghese. Ma La zona lascia anche con una scintilla, come una luce, che ci permette di mettere in discussione la nostra idea di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;giustizia. In un caso come questo (raro, ma possibile), il Cinema diventa l’Arte che permette di indagare il Mondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="text-align: right;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Enrico Ruffato&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt; – nonsolocinema.com&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;La zona&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; è un film che non fa sconti a nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sembrerebbe raccontare una minuta ed immaginaria porzione del Messico, e viceversa salta completamente i confini geografici, puntando il dito contro il mondo occidentale nel suo complesso e nella sua complessità. Con un’opera prima che sorprende per rigore ed intensità, al punto da guadagnarsi Il Leone Del Futuro, il premio che a Venezia marca il regista più promettente, Rodrigo Plà firma un lavoro di fantascienza sociale – se così possiamo qualificare quell’insieme di film che ispezionano, rielaborano, radicalizzano e poi esibiscono alcune inquietanti tendenze presenti all’interno delle società.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;In questa categoria reperiamo film come &lt;b&gt;&lt;i&gt;Dogville&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, di Von Trier, o &lt;b&gt;&lt;i&gt;L’invasione degli ultracorpi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, di Siegel, o &lt;b&gt;&lt;i&gt;Fahrenheit 451&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, di Truffaut. Film apertamente apocalittici, incubi ad occhi aperti, a metà tra tragedia ed horror, che rivelano cosa potrebbero diventare le società se confermassero e più tardi estremizzassero alcuni aspetti non particolarmente democratici. Ovviamente, questi film mettono in scena un futuro prossimo, o un lontano passato, e piuttosto che giocare con il realismo, preferiscono accostare le forme dell’allegoria o della metafora, facendo vedere tutto in chiave fantastica - tanto che i film, alla fine, somigliano ad un monito: un’immagine facilmente rintracciabile nella memoria, adatta a guidarci se qualcosa del genere dovesse proporsi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ma Plà vira felicemente verso le forme del realismo, e costruisce una storia che si radica nel nostro presente. Senza neanche lavorare tanto di immaginazione, il regista inquadra la &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Zona&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, un quartiere curato e pulito, clamorosamente immacolato, del tutto fuori luogo rispetto ad una Città del Messico disegnata come un girone dell’inferno: nera, tristissima, con mozziconi di case impilate in un tetris inestricabile che s’irradia ovunque. La Zona esiste perché un muro divide il quartiere dal resto della città ed una pattuglia di vigilanti sorveglia il confine attraverso gli occhi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;delle telecamere. Solo che il giorno in cui tre giovanissimi si introducono per rapinare, l’altissima borghesia che abita la Zona, senza ricorrere alla legge, decide di farsi giustizia da sola, uccidendo due ragazzi e processandone il terzo, in un finale nerissimo come il sangue che si secca e non va più via. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Girato a mano, livido del colore della cenere, La Zona è un durissimo atto di accusa al nostro modo di vivere e percepire gli Altri. È il film che rivela il mito dell’uomo occidentale: il mercato aperto e la società chiusa, dove a percorrere le distanze sono solo le merci ed i flussi finanziari, mentre sui confini impenetrabili, ritagliati via dalla beatitudine, premono le masse dei disperati. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ed il cinema di Plà ha questo di feroce: che è una fantascienza prossima ad avverarsi. Ed il senso di prossimità sgorga dall’uso sapiente del linguaggio cinematografico: la contiguità tra le inquadrature mosse da documentario e le immagini asettiche delle telecamere di sorveglianza rendono l’idea che tutto stia avvenendo adesso, sotto i nostri occhi. Occhi che, dopo i titoli di coda, hanno perso la loro innocenza: hanno già visto cosa sarà, cos’è nel presente, un mondo di mura e sangue. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="text-align: right;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;Giuseppe Zucco – sentireascoltare.com&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Rassegna Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1119205473842994389?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1119205473842994389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/02/normal-0-14-false-false-false.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1119205473842994389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1119205473842994389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/02/normal-0-14-false-false-false.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-GxLfy2M2PWs/TVPgFphYMxI/AAAAAAAAAEY/n06Kbos9AoM/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-7811865223990830455</id><published>2011-01-17T01:03:00.000-08:00</published><updated>2011-01-17T01:15:17.480-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TTQHTeVvONI/AAAAAAAAAEM/em5cVL9IfRw/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TTQHTeVvONI/AAAAAAAAAEM/em5cVL9IfRw/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563079470852552914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Vado, sala biblioteca&lt;br /&gt;17 gennaio 2011, ore 21&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;br /&gt;La prima cosa bella&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;di Paolo Virzì, Italia 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt; 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Virzì lo fa attraverso una storia corale che dura quarant' anni. Con al centro Bruno (Valerio Mastandrea), infelice introverso irrealizzato, che è fuggito via dalla ridondanza, dall' esuberanza, dalla contagiosa voglia di vivere di Anna. Sua madre. Dalla quale torna quando lei (non più Ramazzotti ma Sandrelli) è in fin di vita. Divertente e commovente, amaro e fiducioso. C' è tutto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Paolo D'Agostini La Repubblica&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Commedia italiana Sei ancora la meglio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Io la conoscevo bene. Paolo Virzì sa amabilmente bleffare fin dai primi trenta-quaranta minuti de La prima cosa bella . Il ritratto di signorinella sognante, semplice e allegra, due bambini, marito irascibile, innocui amanti sparsi, qualche ricco squalo che la vuol far sfondare nel mondo del cinema, è quello di un carattere, di una figura ricorrente, di un archetipo del cinema italiano alla Antonio Pietrangeli o alla Valerio Zurlini. Un gioco al rimpiattino con le memorie più da spettatore innamorato che da cinefilo incallito, condito con una sfumatura di commedia amara alla Risi. Ecco servita anima e corpo di Anna Nigiotti in Michelucci (da ragazza interpretata da Micaela Ramazzotti, poi all'oggi da Stefania Sandrelli) scappare scapicollandosi tra le vie di una Livorno primi anni '70, coi bimbi presi al volo per mano dopo l'ennesima lite col marito maresciallo (un mirabile Sergio Albelli, metodo Stanislavskij). Attenzione però: il personaggio di Anna è l'elemento centrale di un film corale, in divenire, mischiato di continuo come un mazzo di carte da gioco color amaranto livornese, dove la gioiosa madre, sbarazzina in accoppiamenti e sentimenti, è punto centrale da cui si irradia una delicata forza centrifuga. Gli occhi larghi e profondi dell'Anna giovane e meno giovane, dentro i quali palpitano dolcezza, amore, passionalità, celano involontariamente anche irrequietezza e blocco psicologico dei figli Valeria e Bruno (da quarantenni oggi Claudia Pandolfi e Valerio Mastandrea): l'una non proprio soddisfatta degli affetti familiari cercatasi fin da diciottenne, l'altro fuggito giovane dalla dolorosa Livorno della sua infanzia e adolescenza. Attorno a loro, alla loro crescita, al loro farsi adulti, al continuo riassestarsi di equilibri madre-figli, padre-figlio, fratello-sorella, c'è anche tutta la sommessa bellezza e profondità di scrittura de La prima cosa bella. Un film orchestrato su mezzi toni recitativi, caratterizzazioni autentiche e mai nostalgiche di identità e luoghi (il giornalista Lenzi - Emanuele Barresi; l'incredibile ricostruzione del negozio Mansoni Sport, immaginario urbano-commerciale oggi assolutamente perduto) e una regia sempre un passo indietro rispetto alla frenesia, al vociare volgare di personaggi che si trovano in perenne, trattenuto, conflitto. Nel continuo andirivieni tra anni '70-'80 e 2009, Virzì centra, senza retorica riverenza, un paio di sequenze da vecchio commediante all'italiana: la festa a casa degli aristocratici (con dialogo comico sulle Tofane, gag della bimba sboccata con governante francese, l'alto/basso camerieri-padroni che ricorda il corrosivo Altman di Gosford park ) e il sottofinale brulicante di risa, pianti e anime pigiate in pochi centimetri quadrati. La prima cosa bella rasserena lo spirito, cancella ogni parvenza di perfidia e invidia dei personaggi, avvolge e culla gli spettatori con le carezze e gli abbracci materni di Anna (Micaela/Stefania). Marco Risi interpreta fugacemente papà Dino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Davide Turrini Liberazione&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Rassegna Mimosa Forever&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:6.5pt;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-7811865223990830455?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/7811865223990830455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/01/vado-sala-biblioteca-17-gennaio-2011.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7811865223990830455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7811865223990830455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/01/vado-sala-biblioteca-17-gennaio-2011.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TTQHTeVvONI/AAAAAAAAAEM/em5cVL9IfRw/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-435529461119887096</id><published>2011-01-17T00:31:00.000-08:00</published><updated>2011-01-17T00:44:21.419-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Calendario proiezioni gennaio/febbraio 2011&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;Gennaio 2011 &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;                &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Lunedì 17 gennaio 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale     &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;     &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;La prima cosa bella     &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Paolo Virzì,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Italia 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Giovedì 27 gennaio 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale             &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;La zona&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;di Rodrigo Plà, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Spagna, Messico 2007&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Febbraio 2011  &lt;/span&gt;               &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;                &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Giovedì 10 febbraio 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale     &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Open hearts&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;di Susanne Bier,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Danimarca 2002&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Martedì 22 febbraio 2011 h. 21,00              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale             &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Basta che funzioni&lt;br /&gt;(Whatever works)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;di Woody Allen, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;USA 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;                                                                           &lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-435529461119887096?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/435529461119887096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/01/calendario-proiezioni-gennaiofebbraio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/435529461119887096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/435529461119887096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2011/01/calendario-proiezioni-gennaiofebbraio.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-5826234206642724590</id><published>2010-12-19T09:54:00.000-08:00</published><updated>2010-12-19T10:07:33.427-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TQ5HnaBUDcI/AAAAAAAAAEA/PIBGBJeUgCU/s1600/imm.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; 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color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nelle terre selvagge&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;USA 2007 &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;di Sean Penn. Con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;E' delle terre selvagge che Sean Penn vuole parlarci in quest'ultima fatica, nuovo film di grande spessore della Bim, che riesce sempre a catturare piccoli e grandi capolavori da distribuire nelle sale del nostro paese. "Into the Wild" si apre appunto su terre selvagge, con immagini meravigliose di paesaggi sconfinati, entra nelle vene in maniera lenta, ma inesorabile, facendo infine scoprire l'anima, i suoi territori altrettanto incontrollati, imprevedibili. Penn scrive e dirige la storia di Christopher McCandless, adattando per il grande schermo il romanzo di Jon Kracauer “Nelle terra estreme”. Ed è così che prendono corpo i sentimenti e le diverse sensazioni di un ragazzo che, fresco di laurea, decide di abbandonare la vita agiata e andare all'avventura senza soldi, né compagnia in cerca di felicità e verità, convinto che ciò che più conta nella vita non è "essere forti, ma sentirsi forti, essersi misurati almeno una volta". L’intera vicenda è presentata attraverso una serie di flashback, divisi in capitoli: è chiaro che quello di Chris è un viaggio iniziatico, il cui epilogo è ben noto a molti. Il giovane nasce realmente nel momento in cui parte (capitolo I), il suo vagare in solitudine lascia intuire che è spinto oltre che dal gusto per l'ignoto, anche dalle ferite inferte dalla famiglia e da una società ipocrita, materialista e opprimente. Fin dalle prime immagini è percepibile l'idiosincrasia del protagonista nei confronti di chi, come la madre e il padre, vive solo di apparenze. È per questo che cambia il suo nome e diventa Alexander Supertramp. Con lo zaino in spalla Alex passa da un luogo all'altro e lascia un segno che solo le persone straordinarie possono regalare a chi le incontra. Scorre così l'adolescenza (capitolo II), mentre l'età adulta (capitolo III) si apre con la necessità di provare a tornare ancora una volta nella società dapprima rifiutata. Chris capisce allora di sentirsi realmente escluso nel profondo, perché non sopporta la violenza, la falsità e forse non riesce a fare i conti con il suo passato. Penn, dal suo canto, sembra dargli ragione opponendo al degrado della città la solennità di una natura, comunque e in ogni caso vincente nella sua grandezza. Mentre il protagonista legge "Il richiamo della foresta", la splendida fotografia di Eric Gautier incanta. Nel suo viaggio "l'eroe" conosce la famiglia (capitolo IV), incontrata per strada, più autentica ai suoi occhi di quella reale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;Infine la conquista della saggezza (capitolo V) chiude il cerchio, Alexander Supertramp ha capito che "dal bene viene il meglio" e che c'è ancora una parte d'umanità in grado di amare. Ma ormai non può tornare indietro, deve ancora mettersi alla prova, compiere l'avventura estrema, rimanere nuovamente solo, magari dentro un pulmino dal quale non uscirà più, ma che per sempre lo farà sognare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;Laura Calvo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;www.ecodelcinema.com&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;Le domande ultime dell'esistenza sono poche e semplici. Nel proprio percorso, ognuno di noi si troverà suo malgrado a chiedersi cosa lo rende umano, da cosa ricava pienezza, di cosa ha bisogno. Tutto questo, da sempre, è determinato anche e forse soprattutto, fra il casuale ed il costretto, da qualcosa di fondamentalmente insondabile, un insieme di fattori genericamente racchiudibili in quel termine usato per comodità ma necessariamente indefinito: la società. L'individuo si scopre così in vario modo delimitato dai princìpi, dalle categorie e dai concetti portanti del luogo e del tempo che, da animale sociale, abita. Opposto a questi è un altro termine, sfuggevole stavolta perché da definire autonomamente, l'istinto, l'esser-per-sé in distanza dagli altri, essere libero e incondizionato nel cosa e nel come. Christopher McCandless (Emile Hirsch) si è dovuto (o si è voluto) porre queste domande, si è dato una risposta chiara, definitiva, e una meta. L'esser-per-sé è un ritorno all'antitesi sociale: la natura. Nella solitudine dei vasti spazi, vivere il momento fermo nella sua pura bellezza, e solo in esso trovare la propria semplice, immutabile compiutezza. Chris ha scelto l'Essere, la libertà. Più che di istinto, si potrebbe parlare al contrario di perfetta razionalità, per ricondurre ciò che è incomprensibile ad unità. È forse la società «razionale»? È davvero guidata da una «mano invisibile» per mezzo della quale tutto trova una sua giustificazione complessiva? O è forse un contratto, una convenzione che nonostante tutto mantiene immutato il caos, la barbarie dell'uomo-contro-uomo, un equilibrio fittizio? Della «società», elemento costitutivo, al di sopra del singolo, è la famiglia. Unità base fondamento stesso della socialità, primo gruppo intermedio fra l'individuo e il più ampio complesso di rapporti sovrastante. Forma primogenia, risalente ai tempi dei tempi, per definizione la basilare «società naturale». Ma dove finisce il suo essere «naturale» e inizia il suo essere «sociale», la sua costruzione ad hoc sulla base di definizioni variamente fabbricate? È questa la vera domanda che ha spinto Chris a lasciare i genitori (William Hurt e Marcia Gay Harden) e l'amata sorella (Jena Malone), appunto la domanda fondamentale sull'unità sociale fondamentale dalla quale, nel bene o nel male, tutto deriva. Quello che è successo nella sua famiglia, o meglio come la sua famiglia ha vissuto sin da quando era piccolo, ha trovato per lui finalmente una spiegazione, un segreto, che gliela rende insopportabile: scoprirsi non il frutto di un progetto consapevole e perfetto, naturale, ma risultato di un accidente, della distruzione di un altro nucleo famigliare, infine di qualcosa che è schiavo del tempo che scorre rivelando la supremazia delle cose sulle persone. In questo spazio si perde la definizione di sé, il vero Io è distrutto, si è quello (cose) che è altrove stabilito: una macchina nuova, i corsi cadenzati della vita (diploma, laurea, Harvard), l'orologio. Se tutto è sostanziale bugia, bisogna allora tornare all'unità che precede il sociale, alla simbiosi dell'Io con l'infinito, uno spazio attorno non contingentato da artificiosità di cose e persone, e dunque al pieno rapporto con sé. Chris così parte, semina tracce e le disperde, fa in modo di perdersi e non esser più trovato. La sua meta è l'Alaska, il Nord disabitato. Ma scegliendo il viaggio per scegliere la sua individualità, ha automaticamente creato inconsapevolmente uno iato fra quello che voleva raggiungere, l'essere fermi nella frontiera Nord per fermare il proprio Essere, il tempo, la vita, e quello che vivrà effettivamente, la molteplicità del mondo in cui tutto scorre. Nella testa di un figlio benestante degli anni '80 giunti alla loro fine, tempo di Bush padre dopo Reagan, un American Psycho post litteram proiettato negli anni '90, l'accidentalità da lui non voluta porterà inevitabilmente ad un lavoro da colletto bianco, una nuova famiglia, un'immagine vincente. Non si sa con quale reale senso, anzi si sa già che un senso non ci sarà. Ma in quest'immagine che Chris dà per scontata, quella che la «società» gli renderà impossibile rifiutare se non rifiuta per prima la società stessa, è postulata l'idea di un'altra immutabilità, quella della mancanza di scelta dentro la società. Questa scelta deriva dalla collisione dell'Io con altri Io, e attraverso l'incontro porta all'Essere vero, ossia l'essere che si forma lungo un tragitto non ancora scritto. Si può sapere chi si è senza avere un altro Essere di riferimento sul quale parametrare e misurare la propria umanità, nel cui sguardo riconoscersi? Chris in cuor suo è convinto di sì: nel viaggio incontra delle persone, ma il percorso verso la meta fissa non può esserne deviato, non può perdere la sua razionale progressione. Le persone sono accidenti, la natura è eterna. Vedrà fiumi, foreste, neve e deserti. Non sa ancora che quando sarà il momento di vedere quello che è davvero importante, questo sarà in lacrime e volti umani, quelli sui quali risplende la luce di Dio. Qualsiasi cosa Dio sia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div  style="text-align: right; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alberto Di Felice&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;www.cine-zone.com&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoBodyText3" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;" &gt;Rassegna Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-5826234206642724590?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/5826234206642724590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/12/normal-0-14-false-false-false_19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5826234206642724590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5826234206642724590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/12/normal-0-14-false-false-false_19.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TQ5HnaBUDcI/AAAAAAAAAEA/PIBGBJeUgCU/s72-c/imm.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-5477572092586973073</id><published>2010-12-07T15:22:00.000-08:00</published><updated>2010-12-07T15:27:40.573-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TP7CdMqmCNI/AAAAAAAAAD4/OW3cdMSChM8/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; 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Girato nel 2006 a 91 anni, la produzione volle un regista d’emergenza da affiancargli nella peggiore eventualità. E’ un addio dichiarato, dopo 65 regie e 58 sceneggiature. LE ROSE DEL DESERTO è ispirato al romanzo autobiografico de Il Deserto Della Libia di Mario Tobino (lo stesso dal quale &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dino_Risi" title="Dino Risi"&gt;&lt;span style="text-decoration: none; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Dino Risi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; una ventina d'anni prima aveva tratto il film &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scemo_di_guerra" title="Scemo di guerra"&gt;&lt;span style="text-decoration: none; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Scemo di guerra&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;), che riporta Monicelli alle sue personali vicende vissute in Abissinia, ricordi trasposti con poesia e amarezza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Questo vuol essere il nostro modo per ricordare e omaggiare il grande regista e l’uomo, che ha saputo vivere e morire a modo suo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Cineclub Fata Morgana&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Una doverosa premessa: dovevamo aspettare un “grande vecchio” come Mario Monicelli per poter finalmente respirare un’aria di cinema diversa dalla solita minestra riscaldata dell’attuale produzione italiana, a base di commediole o filmetti aspiranti ad essere d’autore.&lt;br /&gt;Il maestro della commedia agrodolce dirige infatti, alla veneranda età di 92 anni, un film lucido ed ironico che illustra uno stralcio della Storia del nostro paese attraverso quella di piccoli uomini impegnati, durante la Seconda Guerra Mondiale, sul fronte della Libia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;LE ROSE DEL DESERTO, che prende il titolo dalle rocce levigate dal vento fino ad assumere una forma simile appunto a quella delle rose, racconta la vita di un equipe di medici italiani che attendono feriti dal fronte allestendo un ospedale da campo. Il tempo scorre lentamente ed, in particolare, vediamo un giovane medico (Giorgio Pasotti) incuriosito dai luoghi e dalla gente locale mentre il suo maggiore (Alessandro Haber) è concentrato unicamente a scrivere lettere d’amore alla moglie lontana e (forse) infedele; il resto dei soldati inganna il tempo ascoltando messaggi dal comando con la radio malfunzionante e tentando di stringere rapporti con la popolazione locale schiva e sospettosa. Tra i medici arriverà poi un sagace prete domenicano (Michele Placido) il quale, da anni in Libia, si occupa dei bambini e di dare l’estrema unzione ai moribondi. Attraverso gli occhi dei protagonisti assisteremo alla disfatta dell’esercito italiano e tedesco contro le forze inglesi, con i medici ed infermieri costretti a ripiegare e tornare, purtroppo anche drammaticamente, a casa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;LE ROSE DEL DESERTO racconta con grazia ed ironia piccoli episodi di vita, sia militare che umana, attraverso la quotidianità di un piccolo agglomerato di persone che attende la guerra giorno per giorno. Monicelli mescola le vicende belliche con quelle dei vari protagonisti, affidati all’interpretazione di un cast di attori –famosi e non- molto in forma, con caratterizzazioni naturali e moderate: è un piacere, ad esempio, vedere un Michele Placido spiritoso ed incisivo che recita senza andare sopra le righe come spesso fa, oppure un Giorgio Pasotti più maturo rispetto ai suoi precedenti film sebbene abbia un tono ancora incerto della voce; discorso diverso invece per Alessandro Haber che interpreta un personaggio volutamente caricaturale e, sebbene simpatico, un pò fuori posto nella dimensione narrativa del film.&lt;br /&gt;Monicelli riserva diverse e piacevoli sorprese al suo pubblico: il regista non rinuncia alla sua vena di lucida ironia caustica ed antimilitarista illustrando gli sforzi e le difficoltà dei soldati semplici, con i problemi quotidiani di essere su un fronte straniero, confrontati invece alle figure dei loro ufficiali (colonnelli e generali) che si rivelano gente inetta ed inaffidabile. Degno di plauso, da questo punto di vista, il macchiettistico ritratto di un generale stupido, borioso ed irresponsabile (titolare anche di un buffo tormentone “motociclistico”) interpretato efficacemente dal critico Tatti Sanguinetti, tramite il quale Monicelli espone la sua opinione a&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;riguardo di una guerra ridicola e di un esercito italiano da operetta con uomini mandati a morire in maniera futile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Nonostante i pesanti problemi di budget che si palesano con scenografie approssimative, è evidente che il film sia stato realizzato con uno sforzo produttivo rilevante (ed anche raro per il nostro attuale cinema), massimizzando le risorse disponibili e mostrando diversi mezzi bellici d’epoca e paesaggi bellissimi, con riprese effettuate tutte in esterni (e non in teatri di posa) nel suggestivo deserto tunisino.&lt;br /&gt;Concludendo (anche per le dolenti note, lasciate alla fine), LE ROSE DEL DESERTO è una pellicola gradevole e ben interpretata, che diverte e fa pensare, ma ci dispiace anche dire che Monicelli non graffia più come una volta ed il suo film si rivela un po’ vago, finendo per lasciare poco nello spettatore dopo la sua visione: le cause sono diverse e vanno da un tono narrativo troppo leggero ad una sceneggiatura senza un punto di vista ben focalizzato, da un finale nonché un paio di sviluppi precipitosi (forse per problemi di budget) fino ad alcuni concetti non espressi in maniera marcata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-family:Verdana;" &gt;Paolo Pugliese – occhisulcinema.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-5477572092586973073?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/5477572092586973073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/12/normal-0-14-false-false-false.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5477572092586973073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5477572092586973073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/12/normal-0-14-false-false-false.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TP7CdMqmCNI/AAAAAAAAAD4/OW3cdMSChM8/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4085224537846473170</id><published>2010-11-09T00:14:00.000-08:00</published><updated>2010-12-19T09:53:51.168-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TNkDPUEDWDI/AAAAAAAAADw/WmJpq8D-ZVg/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TNkDPUEDWDI/AAAAAAAAADw/WmJpq8D-ZVg/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537460778447362098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:&amp;quot;;font-size:30pt;"  &gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: verdana;font-size:180%;" &gt;IL CAIMANO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;h1  style="text-align: left; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Italia 2006&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nanni Moretti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;  &lt;h1  style="text-align: left; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Con Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Nanni Moretti, Giuliano Montaldo, Michele Placido, Cecilia Dazzi.&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;  &lt;h6  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:16pt;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;  &lt;h6  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un Caimano in ascolto&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Chi è il Caimano? Facile: Berlusconi. E chi è Berlusconi? Uno che rifiuta la realtà costruendone una nuova di zecca da rifilare al prossimo, uno che a domande precise risponde insultando l'interlocutore e cambiando argomento, uno che detesta chi non lo adora a sufficienza. Esattamente come Bruno, che vede nello script (appena sfogliato) di Teresa soprattutto un pretesto per rimandare il proprio fallimento professionale e chiude gli occhi sul disastro del proprio matrimonio, consumando una vendetta plateale quanto infantile. Il Caimano siamo tutti noi, o meglio, c’è un po’ di Caimano in ognuno di noi: anche per questo il personaggio è interpretato da tre attori, uno dei quali è lo stesso regista (che peraltro, in macchina con Teresa, non ascolta quello che gli dice la donna, preferendo canticchiare e straparlare à la Moretti). Ha ragione il produttore polacco (Jerzy Stuhr, praticamente nella parte di se stesso): il problema è l’Italietta che ama i sogni d’oro e odia il duro risveglio (la demolizione del set), non (solo) l’eroe a reti unificate capace di approfittare della situazione. Il finale è a questo proposito ancora più esplicito: il Caimano parla e si dilegua, sono gli altri ad agire per lui (un V per Vendetta al contrario, dunque). Moretti gioca con il mondo del cinema (un magnifico cast per uno stuolo di piccole parti) e con i tasselli della composizione [la lavorazione del film di Teresa è intervallata dalle sequenze (volutamente sgangherate, anche troppo) delle opere scult prodotte da Bruno e dai frammenti della sceneggiatura, in cui si concentrano i momenti visivamente più rilevanti (la valigia misteriosa, il pavimento ricoperto di lettere)], ma il meccanismo tende a incepparsi: i ritratti privati suonano artefatti (i soliti bambini invariabilmente adorabili e naturalmente più maturi dei genitori, la coppia gay turbolenta ma affiatata cui si oppone lo sfascio della famiglia tradizionale), l’universo dei cinematografari è popolato da figurine spesso dimenticabili (una per tutte: il divo porcellone), la parentesi documentaristica (Berlusconi al Parlamento europeo) è superflua didascalia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un film irrisolto, ma non da liquidare nel nome (o nel timore) di un pregiudizio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Stefano Selleri&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;www.spietati.it&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h6  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ecce Moretti&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;  &lt;p  style="font-style: italic;font-family:verdana;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-style: italic;font-family:verdana;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Premessa importante: "Il Caimano" non è un film su Berlusconi, ma è un film di Nanni Moretti. Può sembrare scontato, ma è apprezzabile vedere come la forte personalità dell'autore non si sia lasciata condizionare più di tanto nel costruire un film in cui la contemporaneità è centrale ma non sovrasta le motivazioni dei personaggi. Certo, si può discutere della furbata di fare uscire il film a due settimane dal voto. L'attesa spasmodica, la efficacissima campagna promozionale incentrata su silenzi e mistero, la manipolazione dei mass-media, la strumentalizzazione politica, faranno molto bene agli incassi, ma rischieranno di deludere chi varcherà la soglia del cinema con la necessità di vedere un film che dica finalmente "qualcosa di sinistra". Non perché il lungometraggio manchi di un punto di vista forte, ma perché alla fine scuote meno del previsto. Al di là dell'evento mediatico, "Il Caimano" è anche un'opera interessante. Il cinema di Moretti è, come sempre, molto personale; politico come in precedenza, perché immerge i personaggi nel presente, con un grigiore che si ripercuote dal luccichio ingannevole delle tele-ballerine alle difficoltà del quotidiano. Ma senza il peso di un'ideologia da teorizzare, lasciando che i personaggi vadano per la loro strada. La sensazione, a caldo, è che la carne al fuoco&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;sia tanta, forse troppa, e che non tutto arrivi in modo calibrato. C'è il tentativo, in parte riuscito, di fondere una dimensione privata con gli interrogativi della collettività. Difficile farlo senza incorrere nelle banalità del già visto e sentito. Per fortuna Nanni Moretti evita le trappole del comizio e non ambisce al documentario. L'occasione di attaccare la scena politica attuale è offerta dalla scelta, non originale ma efficace, di un collante meta-cinematografico. Uno dei personaggi è infatti una giovane regista alla ricerca di un produttore per un film che racconti l'epopea di Berlusconi e il declino a cui ha portato il paese. Il rischio di uno sterile parlarsi addosso, con il giochino delle citazioni e dei camei illustri, è grande, ma la autoreferenzialità, pur notandosi, non disturba. Il difetto principale degli spezzoni di film trash diretti dal protagonista (un bravissimo Silvio Orlando) è che sono lunghetti e non così spassosi, ma la cornice permette di dire in modo trasversale cose importanti ("Da dove vengono tutti questi soldi?") evitando la petulanza di chi è già ideologicamente schierato. In questo senso la critica al potere di Moretti è lucida e ben condotta, anche se marginale al racconto, imbevuto di personaggi che comunque ne escono indenni, parlano ogni tanto del presente ma non si sporcano direttamente le mani. Il film finisce infatti per sbilanciarsi verso le strade rodate di un capolinea affettivo, di cui volutamente si tacciono le cause e messo in scena solo nelle conseguenze. Anche in questo caso la scelta stilistica è ammirevole, ma il rischio di una leggerezza e di un dolore costruiti a tavolino è sempre nell'aria. Così come appare un po' superficiale la descrizione dei meccanismi produttivi dell'ambiente cinematografico e troppo calcata la piacioneria dei bambini. Ma con Nanni Moretti è così: prendere o lasciare. E nell'asfittico panorama contemporaneo trovare un artista capace di esporsi a suo modo, con antipatia, coerenza e decisione, è cosa comunque preziosa. Del resto, come dice lo stesso Moretti, anche attore, "chi sa sa e chi non sa non vuole sapere", quindi inutile pensare che un film debba mostrare ciò che è già, da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;tempo, sotto gli occhi di tutti. Anche se...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-style: italic;font-family:verdana;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Luca Baroncini&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="film"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;www.spietati.it&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-style: italic;font-family:verdana;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h4  style="font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h4  style="font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h4  style="font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;rassegna Ecce Nanni&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4085224537846473170?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4085224537846473170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/11/il-caimano-italia-2006-di-nanni-moretti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4085224537846473170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4085224537846473170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/11/il-caimano-italia-2006-di-nanni-moretti.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TNkDPUEDWDI/AAAAAAAAADw/WmJpq8D-ZVg/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1268840191276538027</id><published>2010-10-26T00:19:00.000-07:00</published><updated>2010-10-26T00:40:49.918-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TMaCuj-eH-I/AAAAAAAAADo/JYEU1ED_cfE/s1600/doppiaora.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TMaCuj-eH-I/AAAAAAAAADo/JYEU1ED_cfE/s320/doppiaora.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532252928714088418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA DOPPIA ORA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Italia 2009&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;di Giuseppe Capotondi.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Con Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Fausto Russo Alesi, Michele Di Mauro, Lorenzo Gioielli, Lidia Vitale, Giampiero Iudica, Roberto Accornero, Lucia Poli, Giorgio Colangeli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div  style="text-align: justify; font-family: arial;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Ci rendiamo conto che affermare che La doppia ora fosse il migliore dei film italiani in concorso a Venezia 2009 non dice granché, posto che quelle italiane erano, nel complesso, le scelte più deboli del cartellone, cionondimeno i suoi meriti, anche se considerati in relazione al panorama cinematografico nostrano e non in assoluto (fosse pure il piccolo assoluto veneziano), rimangono degni di attenzione.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Quali sono questi meriti?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt; Innanzitutto la dissacrazione della famigerata ambientazione che, una volta tanto, funge da sfondo e non alimenta il portato di significati, puntandosi invece sulla gravità dell’atmosfera e sul tono da imporre alla narrazione; in secondo luogo l’asciuttezza della scrittura, mai furbescamente divagatoria, ma in totale aderenza al meccanismo che, pur nel suo ricalco di uno schema oggi noto, risulta coerente e senza smagliature; infine, e soprattutto, la struttura narrativa (strettamente legata alla matrice generica) e il suo farsi mezzo di indagine introspettiva dei personaggi che mette in scena, meccanismo che scandaglia, non sputa di getto macchiette, ma pone gradualmente lo spettatore di fronte ad una verità - logica e, intimamente, psicologica - nel suo farsi, nel suo costruirsi. Il punto di vista del pubblico sui protagonisti è plasmato a suon di svolte narrative, la loro anima rivelata in concatenazioni di contraddizioni profonde, a galla ad ogni colpo di scena. Perciò appellarsi alla già citata esattezza (sublime e coatta) della complessità dell’intreccio per proporre con facilità la nenia critica dello “sterile esercizio formale” non tiene conto, oltre che di un minimo di originalità di pensiero, del contesto produttivo/geografico in cui il film si inserisce: quel cinema nazionale, appunto, solitamente popolato da personaggi da commedia all’italiana (arte sfociata in metastasi, permanente alibi culturale) anche a contatto con il dramma (a Venezia se ne aveva un limpido esempio ne Il grande sogno di Placido), abitato da caratteri che sono, queste sì, forme calibrate per affogare i propri difetti (e con questi, per effetto domino, ogni dimensione del carattere) nella risata o, più subdolamente, nel sorriso assolutorio, esercizi, questi sì, di equilibrismo, già detti e posti su traiettorie narrative che illustrano e, mai (o quasi), fanno esperire, coinvolgono, chiamano in causa. A voler prenderci sul serio è una questione di politica della visione (e non solo): ne La doppia ora l’artefatto cinematografico non ha pretese di imporre particolari sguardi sulla realtà, ma quelle di indurre in chi guarda domande su quel che accade, contrattando la sua posizione etica rispetto agli eventi, modulando personaggi sfuggenti delineati dalla costruzione narrativa, non da auto-proclamazioni diluite nel testo. E questo non è poco.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Certo, a voler cercare il pelo nell’uovo, questo è un film che avrebbe funzionato meglio con attori sconosciuti: far morire il protagonista maschile dopo nemmeno mezz’ora sarebbe un grande azzardo solo se tale protagonista non fosse Filippo Timi e quindi interiormente non sapessimo che costui presto o tardi tornerà in scena (Capotondi non è mica Hitchcock che Janet Leigh la fa fuori davvero prima della metà del film): questo mette già una colossale pulce nell’orecchio circa la costruzione del film (che si rivela puntualmente quello che si pensa sia), perché elimina la grossa ambiguità su cui verte l’idea centrale della sceneggiatura. Molto Femme fatale di De Palma (c’è pure la scena in vasca) e rilettura deformata in trip da coma della realtà che fa un po’ Mulholland drive, risolvendo poi à la Shyamalan (facile considerare la spiegazione finale un’eco de Il sesto senso e filiazioni varie), non mancando, in questo lungo segmento, alcune sottolineature un po’ ingenuotte (gli annunci mortuari, il prete – che altri non è, nella realtà, se non il padre di Sonia – che officia il funerale della donna – che infatti per lui è morta), La doppia ora (il titolo già rievoca una dimensione parallela) si colloca dunque nella recente tradizione del film da rileggere alla luce delle agnizioni successive, avendo parlato precedentemente ed essendosi rappresentato un universo mentale: in esso il senso di colpa mette in scena una realtà virtuale che vediamo nella parte centrale del film, in cui i dati del passato tornano in modo estemporaneo, scorretto, incoerente, generando il disorientamento della protagonista e l’incertezza dello spettatore che ha deciso di accettare il gioco senza porsi domande. Ed è proprio in questo che, con consapevolezza o meno circa il suo essere uno scarto rispetto al circostante, La doppia ora tenta un discorso differente: perché, ad essere spietati e non fanatiche mammolette, se è evidente che il film, come detto, soffra la derivatività che smaccatamente manifesta, senza avere – ci mancherebbe – né sguardo ed afflato né tantomeno libertà di astrazione dei suoi alti riferimenti, dall’altro lato non possiamo non tener conto di quanto sia costretto Capotondi alle regole dettate dalla vendibilità sul mercato e il suo lavoro ridotto, per palese discrepanza tra intenti e possibilità, al frustrante prodotto provinciale, con vette di ottima fattura (la scena della sepoltura) e una diffusa sensazione di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;vorrei ma non posso&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt; 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text-align: left; font-style: italic; font-family: arial;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Rassegna Tempi Moderni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1268840191276538027?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1268840191276538027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/10/la-doppia-ora-italia-2009-di-giuseppe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1268840191276538027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1268840191276538027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/10/la-doppia-ora-italia-2009-di-giuseppe.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TMaCuj-eH-I/AAAAAAAAADo/JYEU1ED_cfE/s72-c/doppiaora.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4770356948337278198</id><published>2010-09-28T05:27:00.000-07:00</published><updated>2010-09-28T05:42:58.452-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TKHh4M5WFjI/AAAAAAAAADg/AfJwEJj8qZk/s1600/1660_big.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TKHh4M5WFjI/AAAAAAAAADg/AfJwEJj8qZk/s320/1660_big.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521942973783610930" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Aprile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un film di &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=1378"&gt;Nanni Moretti&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;.   Con &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=2679"&gt;Silvio Orlando&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=4696"&gt;Nanni Moretti&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=4697"&gt;Silvia Nono&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=4698"&gt;Pietro Moretti&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=4699"&gt;Corrado Stajano&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;. Italia 1998&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Sembra semplice, ma non lo è. Sembra un diario minimo, una confessione a bassa voce, una lettera a un amico tenuta dentro a lungo e finalmente spedita, e forse lo è. Aprile, di Nanni Moretti, sfugge alle definizioni, scivola fra le mani. Alcuni si sono irritati, molti vi si sono rispecchiati. Diavolo di un “autarchico”, sempre lì lì per realizzare il “grande” film, e poi ancora a tentare di capire se stesso, l’Italia, il privato che si intreccia con il pubblico, tra rabbie, delusioni, speranze, risate. Per fortuna, infatti, c’è il sorriso. Sempre. Perché è aprile - finalmente! - nella vita di Nanni, già “splendido quarantenne”, arrivato ora alla paternità. Aprile, capito?, non settembre come in Woody Allen: le gemme che sbocciano, non le foglie che ingialliscono. Perché, come ricorda un perfido amico tenendo un metro fra le mani (ogni centimetro un anno...), non resta moltissimo: inutile perdersi in sterili elucubrazioni, inutile continuare a prendersela con chi non ha ancora imparato, e non imparerà mai, a stare al mondo. Meglio tardi che mai, però: si vivrà ancora più intensamente, magari al ritmo di un mambo. Si avrà così meno tempo da sprecare pensando alla stupidità imperversante (televisioni e giornali omologati, il brutto che ci circonda), e si coglierà l’occasione per dire sì alla vita. Mai Moretti ha ripreso in modo così coinvolgente il bello. Sono dettagli, come l’Isola Tiberina, Venezia, il Po, intravisti sullo sfondo delle recenti vicende italiane, dalla vittoria del Polo nel ‘94 a quella dell’Ulivo nel ‘96, ma risaltano ancora di più, in quanto fanno da contrappunto dialettico alla piccineria della storia pubblica. Arriverà anche maggio? Può darsi: il musical sul pasticciere comunista degli anni 50, per il momento solo abbozzato, un giorno o l’altro, forse, si farà. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Luigi Paini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Cinque anni dopo Caro diario Nanni Moretti torna, con Aprile, a descrivere quello che vede, legge, sente intorno a sé, la sua personale visione della società, insomma. Il film si apre col successo elettorale di Berlusconi nel 1994 (coincidente con la prima canna del regista, allora splendido quarantenne), continua con le traversie psicologiche di Moretti in attesa del primogenito Pietro, che nasce quasi in contemporanea con la prima storica vittoria del Centrosinistra – ma all'euforia politica generalizzata il regista, braccia alzate, sulla sua Vespa, confonde e sovrappone la sua gioia di neo-padre, urlando «Quattro chili e duecento grammi!» –. Nanni Moretti parla del suo sogno di girare un musical ambientato negli anni Cinquanta sulla vita di un pasticciere trozkista, poi accantonato per un documentario storico-sociale: 'missione' che lo porta a girare riprese in Puglia dopo il tragico incidente alla nave albanese, ed a filmare controvoglia la dichiarazione d'indipendenza della Padania. Il risultato è questa breve pellicola autobiografica, ricca come sempre di critiche: alla classe dirigente della Sinistra, formatasi negli anni Settanta a suon di episodi di "Happy days"; alla paurosa uniformità della stampa – esemplare la scena in cui Moretti incolla in un unico colossale foglio i ritagli dei giornali più disparati –; ad un certo tipo di cinema – stavolta cadono pietre su Heat - La sfida e Strange days –. Aprile è un semplice divertissement, certo, ma ispirato ed incivisivo: dispiace solo che finisca troppo presto...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;" &gt;Paolo Boschi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4770356948337278198?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4770356948337278198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/09/aprile-un-film-di-nanni-moretti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4770356948337278198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4770356948337278198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/09/aprile-un-film-di-nanni-moretti.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TKHh4M5WFjI/AAAAAAAAADg/AfJwEJj8qZk/s72-c/1660_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-5133181461054807102</id><published>2010-09-28T05:14:00.001-07:00</published><updated>2010-09-28T05:27:33.990-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TKHdgGCqx8I/AAAAAAAAADY/Tf_JgxwoXcE/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 240px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TKHdgGCqx8I/AAAAAAAAADY/Tf_JgxwoXcE/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521938161580296130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:180%;"  lang="FR" &gt;Sulle mie labbra&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 5pt 0cm; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="" lang="FR"&gt;(Sur mes lèvres) Francia 2001&lt;br /&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="FR"&gt;Jacques Audiard&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="" lang="FR"&gt;. &lt;/span&gt;Con Vincent Cassel, Olivier Gourmet, Emanuelle Devos, Olivier Perrier, Olivia Bonamy.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p face="verdana" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Il gioco dei generi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Amo la sensazione di soddisfazione, quello stupido sorriso che rimane impresso sul volto quando esci dal cinema dopo aver visto un bel film, magari uno di quelli che non ti eri precipitato a vedere il giorno stesso della sua uscita. E Sulle mie labbra quel sorriso stupido me lo ha lasciato per parecchio tempo... un Vincent Cassel che, come sempre, lascia sbalorditi, una bravissima Emmanuelle Devos che giustamente si è meritata il César per questa interpretazione, riprese imprevedibili, capaci di cambiare a ogni istante e la pura fisicità. Carla (Emmanuelle Devos) è una donna quasi totalmente sorda, lavora in un ufficio odioso, dove subisce le angherie continue dei suoi colleghi ed è sola, mangia da sola, vive da sola, beve da sola. Ma un giorno ha la fortuna di poter assumere un assistente. Lo vuole scegliere, ordinare su misura... in fondo, perché no? Ci si può recare in un'agenzia matrimoniale per "ordinare" un compagno, e allora perché non fare lo stesso in un ufficio di collocamento? Poi arriva lui, Paul (un Vincent Cassel decisamente abbrutito), ex galeotto dalle maniere non proprio cortesi... E così scopriamo che la scialba Carla, la segretaria che nessuno degna di uno sguardo, osserva tutti i minimi particolari, è una perfetta regista incapace di accontentarsi delle briciole. Il primo particolare che stupisce è apprendere come tutto, per Carla, passi attraverso il suono, le parole. Ci saremmo aspettati probabilmente una predilezione per le immagini, eppure Carla al lavoro risponde al telefono, vive la sera le storie inventate a partire dai racconti "esotici" della sua migliore amica. Il mondo è suono e basta togliere gli apparecchi acustici per dimostrare la lontananza da un mondo che non si ama. Dall'idea iniziale di donna incapace di vivere una propria vita, intenta a vivere immersa in quella degli altri, ci rendiamo conto, pian piano, che Carla vuole a tutti i costi appropriarsi della propria esistenza, ma secondo le proprie regole, senza cedere mai agli stereotipi sull'amore o sul lavoro. Così tutti i suoi sforzi sono nel tentare di cambiare l'uomo che ha di fronte e nel fargli accettare le proprie regole. Il velo di assurdità che sembra aleggiare intorno a queste due figure, due emarginati da un mondo che, solo per convenzione, viene ritenuto "normale", continua nella seconda parte del film, che abbandona i toni del melodramma per abbracciare quelli del noir. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un noir decisamente moderno, che alterna inquadrature distanti e fisse a inquadrature di una vicinanza a volte claustrofobica. Il ritmo serrato della nuova deriva del racconto, l'organizzazione del colpo, il nuovo impiego in una discoteca, il pedinamento visivo del nemico da una terrazza, si alterna costantemente ai respiri dei primi piani o delle inquadrature su particolari del corpo. I corpi sono braccati in una fisicità&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;color:black;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;amplificata che, verso il finale della pellicola, diviene quasi insostenibile e l'abbraccio finale arriva come una liberazione. Sulle mie labbra è un film interessante, sensuale, per niente prevedibile e Audiard un regista che dimostra si saper giocare fluidamente con i due mostri del genere, il melodramma e il noir, mescolandoli, allontanandoli, celandoli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Donatella Valeri - offscreen.it&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="vertical-align: top; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; La deformazione fisica nella filmografia convenzionale serve a preannunciare l'instabilita' mentale del personaggio: lo storpio è, il piu' delle volte, una figura meschina che malcela il suo segreto in una fisicita' precaria. Shamalan ne ha fatto racconto nell'osteogenesi imperfetta di Elijah Price, Bryan Singer indizio nel camminare zoppo di Roger "Soze" Kint, Oliver Stone ha dipinto il Vietnam con la cicatrice del sergente Barnes, Scorsese la mutazione psicologica con i capelli di Travis Bickle. Gli esempi sono tanti, Audiard conosce bene genere e materia e con &lt;b&gt;Sulle mie labbra&lt;/b&gt; spinge su questo modello, giocando con la rappresentazione e declinando a suo piacimento l'organismo tipo di questo personaggio. Una splendida Emmanuelle Devos interpreta Carla: una segretaria sorda messa all'angolo dalla city parigina, isolata dai colleghi. Il regista francese scende in campo facendo della vera e propria "politica" dell'autore e descrivendoci una donna succube dell'estetica metafisica dozzinale di chi le sta attorno, costretta ad additare la sua mutilazione fino a perdere il contatto con il suo corpo, astrazione ben sintetizzata dal rumore bianco del suo apparecchio acustico. La menomazione pero' non è nell'udito di Carla ed è questo che Audiard ci vuole raccontare. La strada battuta per dimostrare questa tesi si dipana inevitabilmente attraverso le ossessioni filmiche del regista francese: la presa di coscienza e il bisogno di comunicare. Il conflitto della protagonista viene infatti risolto dall'ingresso in scena dell'ex carcerato Paul (Vincent Cassel) un altro emarginato che subisce la sua natura ma che possiede quello che manca a Carla, l'udito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="vertical-align: top; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L'incontro che emancipa e libera si puo' considerare un altro archetipo della filmografia audardiana: quello che saranno infatti la pianista e il padrino Corso nei suoi due film successivi, qui è un Teddy Boy delle banlieue. Il confronto con Paul sovverte quindi la costruzione classica di un personaggio che era destinato alla perdizione, trasforma il suo difetto in dote, in presa di coscienza. La salva. Carla e Paul utilizzano le loro "disabilità " per riscattarsi con chi li ha messi da parte, Audiard esaudisce il loro bisogno di comunicare in una direzione inversa rispetto a quella canonica, insegnando ai suoi personaggi a fraternizzare con il loro corpo e ritorcendo questo nuovo linguaggio contro chi li ha stigmatizzati, dimostrando che la vera menomazione è nello sguardo di chi ha giudicato basandosi sulla sola&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;color:black;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;apparenza. &lt;b&gt;Sulle mie labbra&lt;/b&gt; è un film che si dichiara libero e che è libero sin dal primo minuto, un divertissement attraverso i generi, dal melò al polar, e allo stesso tempo un opera complessa che critica un sistema mettendo alla berlina il suo metro di giudizio. Come sempre Audiard chiude il film con un finale splendido, spiazzante e che sintetizza un meccanismo al suo collasso: le labbra del tutore di Paul, addetto a raccogliere le sue firme e ossessionato da una burocratica puntualita' si rivolgono ai due protagonisti parlando della moglie, della sua fuga e del suo amore, mentre il suo corpo, invece, viene ammanettato e portato via dai poliziotti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;h5  style="text-align: justify; font-weight: normal; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sergio Proto – nocturno.it&lt;/span&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="vertical-align: top;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="vertical-align: top;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-5133181461054807102?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/5133181461054807102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/09/sulle-mie-labbra-sur-mes-levres-francia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5133181461054807102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5133181461054807102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/09/sulle-mie-labbra-sur-mes-levres-francia.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TKHdgGCqx8I/AAAAAAAAADY/Tf_JgxwoXcE/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-677421791386241220</id><published>2010-09-10T04:29:00.000-07:00</published><updated>2010-09-17T01:31:34.115-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'>Programmazione autunno - inverno 2010</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Settembre 2010                &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;21 settembre 2010 h. 21,00 &lt;br /&gt;Vado, Sala Biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;SULLE MIE LABBRA (Sur mes levrès)&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;di Jacques Audiard &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Francia 2001&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;30 settembre 2010 h. 21,00 &lt;br /&gt;Monzuno, Sala Biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;APRILE&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;di Nanni Moretti &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Italia 1998&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ottobre 2010&lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;13 ottobre 2010 h. 21,00             &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;               &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Vado, Sala Biblioteca comunale  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;di David Fincher  &lt;/span&gt;             &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;USA 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;28 ottobre 2010 h. 21,00 &lt;br /&gt;Monzuno, Sala Biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;LA DOPPIA ORA&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;di Giuseppe Capotondi   &lt;/span&gt;   &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Italia 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Novembre 2010                &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;9 novembre 2010 h. 21,00 &lt;br /&gt;Vado, Sala Biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL CAIMANO&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Nanni Moretti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;   &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Italia 2006&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;24 novembre 2010 h. 21,00 &lt;br /&gt;Monzuno, Sala Biblioteca comunale          &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;TUTTE LE MATTINE DEL MONDO&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Alain Corneu&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;           &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Francia 1991                                                            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dicembre 2010                &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;9 dicembre 2010 h. 21,00             &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;               &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Vado, Sala Biblioteca comunale  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;RACCONTO DI NATALE&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Arnaud Desplechin&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;   &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Francia 2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;22 dicembre 2010 h. 21,00 &lt;br /&gt;Monzuno, Sala Biblioteca comunale          &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;INTO THE WILD &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Sean Penn&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;           &lt;span style=";font-family:verdana;font-size:180%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;USA 2007&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-677421791386241220?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/677421791386241220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/09/programmazione-autunno-inverno-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/677421791386241220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/677421791386241220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/09/programmazione-autunno-inverno-2010.html' title='Programmazione autunno - inverno 2010'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4778475319101625375</id><published>2010-06-14T00:38:00.000-07:00</published><updated>2010-06-14T00:48:32.982-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'>Giugno e Luglio 2010</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;MONZUNO 16/06/2010&lt;br /&gt;Sala Biblioteca ore 21.00&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;COME DIO COMANDA&lt;/span&gt; di Gabriele Salvatores&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Italia 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;VADO 29/06/2010&lt;br /&gt;Biblioteca Comunale ore 21.00&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;VUOTI A RENDERE&lt;/span&gt; di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Jan Sverak&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Repubblica Ceca, Gran Bretagna  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong style="font-style: italic;"&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;MONZUNO 6/07/2010&lt;br /&gt;Sala Biblioteca ore 21.00&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;COUS COUS&lt;/span&gt; di Abdel Kechiche&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Francia 2007&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4778475319101625375?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4778475319101625375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/06/monzuno-16062010-sala-biblioteca-ore-21.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4778475319101625375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4778475319101625375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/06/monzuno-16062010-sala-biblioteca-ore-21.html' title='Giugno e Luglio 2010'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-7715257558304038554</id><published>2010-06-14T00:28:00.000-07:00</published><updated>2010-06-14T00:36:03.447-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TBXaV2efPXI/AAAAAAAAAC8/dJB5Ny8j1q0/s1600/locandina+dio.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 229px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TBXaV2efPXI/AAAAAAAAAC8/dJB5Ny8j1q0/s320/locandina+dio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482528190328946034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Come dio comanda                     &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;                 &lt;div style="text-align: left;" class="linkblu"&gt;          &lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un film di &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=4923"&gt;Gabriele  Salvatores&lt;/a&gt;.  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Italia  &lt;/span&gt;&lt;strong style="font-style: italic;"&gt; &lt;a title="Film 2008" href="http://www.mymovies.it/film/2008/"&gt;2008&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Con &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=9227"&gt;Elio Germano&lt;/a&gt;,  &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=26677"&gt;Filippo Timi&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=53790"&gt;Fabio De Luigi&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=121665"&gt;Angelica Leo&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=116657"&gt;Vasco Mirandola&lt;/a&gt;.          &lt;/span&gt;&lt;div id="attori_espandi" class="linknolinkrosa" style="display: inline;" onclick="document.getElementById('attori_comprimi').style.display='inline'" onmouseup="document.getElementById('attori_espandi').style.display='none'" onmousedown="document.getElementById('attori_continua').style.display='inline'"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;         &lt;div id="attori_comprimi" class="linknolinkrosa" style="display: none;" onclick="document.getElementById('attori_espandi').style.display='inline'" onmouseup="document.getElementById('attori_comprimi').style.display='none'" onmousedown="document.getElementById('attori_continua').style.display='none'"&gt;«continua&lt;/div&gt;         &lt;div id="attori_continua" style="display: none;"&gt; &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=121667"&gt;Ludovica Di Rocco&lt;/a&gt;,  &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=121668"&gt;Alvaro Caleca&lt;/a&gt;,  &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=121669"&gt;Alessandro  Bressanello&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;               &lt;strong&gt;        &lt;a title="Film drammatici" href="http://www.mymovies.it/film/drammatici/"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In una landa desolata del Nord-Est Italia, tra cave di pietra, case  sparse e anonimi centri commerciali, vivono un padre e un figlio. Rino  Zena, disoccupato e ostinato, educa Cristiano, un adolescente timido e  irrequieto che i compagni schivano e le ragazzine umiliano. Soli contro  il mondo e contro tutti, hanno un solo amico: Quattro Formaggi, un  disgraziato offeso da un incidente con i fili dell'alta tensione e  ossessionato da Dio, dal presepio e da una biondissima pornodiva. Uniti  da un amore viscerale, Rino e Cristiano tirano avanti un'esistenza  orgogliosa che reagisce alla prepotenza del prossimo e all'ingerenza dei  servizi sociali. Dentro una notte di pioggia e fango una ragazzina  cambierà per sempre i loro destini. Gabriele Salvatores raccoglie per la  seconda volta la sfida di Niccolò Ammaniti. Eppure non si tratta  veramente di una sfida, piuttosto di un completamento, di uno sviluppo,  di una naturale trasposizione dalle parole alle immagini. Il regista  milanese si mantiene infatti sostanzialmente fedele al dettato del  romanzo omonimo, con qualche minima variante e alcuni interventi  chirurgici. La sua operazione consiste nel lasciarsi il tempo di  trattare ciò che ha scelto di conservare e nell'evidenziare la natura  “cinematografica” del libro.&lt;br /&gt;Così dopo il viaggio verso la coscienza e la disubbidienza  (all'ingiustizia) di &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34313" title="Io non ho paura"&gt;Io non ho paura&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, Salvatores gira  un('altra) favola nera, affollata di lupi, agnelli e bambine col  cappuccio rosso, che procede in direzione contraria e parallela dentro  un cono d'ombra e nella risonanza panica del paesaggio. Dopo essere  andato a Sud, l'autore si sposta nel lontano e mitizzato Nord,  palesandolo e rivelandone i tratti spaventosi. Un luogo di sassi e fango  abitato da tre personaggi immersi in un sordo rancore nichilista, che  si trascinano giorno dopo giorno tra voglia di integrazione e profonda  insicurezza. &lt;em&gt;Come dio comanda&lt;/em&gt; descrive le ferite e le miserie  di “precari” dell'esistenza sgradevoli e violenti. Una tipologia  impossibile da integrare che riesce a trasmettere lo strazio della  propria condizione umana per la verità che esprime e che vive di  espedienti in una realtà dove tutti sono diventati troppo ricchi.  L'impetuoso padre di Filippo Timi porta in sé una ferita che i servizi  sociali hanno diagnosticato ma che non si preoccupano di guarire.  Nessuno lo protegge o lo sostiene nel quotidiano, nessuno gli offre una &lt;em&gt;chance&lt;/em&gt;  per uscire da un'esistenza impedita a ogni possibile normalità. Zena è  un soggetto inaffidabile, costretto a lottare contro la logica  implacabile di un assistente sociale che minaccia di togliergli il  figlio, unica e reale possibilità d'amore, e il loro elementare diritto  di essere una famiglia.&lt;br /&gt;Poi, il lampo di un temporale infinito scatenerà un evento al di sopra  delle loro possibilità, qualcosa di inatteso che ha il carattere del  destino. Coniugando una tragedia privata con il non senso collettivo,  Salvatores si pone il problema di come continuare a fare del cinema a  partire dalla realtà e dalle sue storie, senza ricadere nell'ambiguità  morale della mimesi del reale. Imprime quindi alle immagini uno sguardo  etico, che rispetta la complessità dei corpi messi in scena e degli  accadimenti di cui si fanno veicolo. Quest'ordine di considerazioni si  produce come volontà di guardare il &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; delle vite dei tre  protagonisti, che sfocia nella tragedia quotidiana del loro durante.                                                                     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2&gt;Sulla cattiva strada&lt;/h2&gt;                                                                    Amore furente tra padre e figlio in una provincia del  Nord Italia, terra desolata ai piedi delle montagne e tra i boschi:  fabbriche, capannoni industriali, casette a schiera, centri commerciali,  immense segherie, cumuli di alberi tagliati e accatastati. Diluvi.  Cielo grigio. Gente ignorante e brutale dalle idee storte, avviata su  quella che Fabrizio De Andrè chiamava «la cattiva strada». Il padre  spesso disoccupato, violento, prepotente, xenofobo, turpiloquente, non  crede nella libertà ma nella pistola; il figlio adolescente cerca di  somigliargli e di essere stimato da lui, si vogliono bene «di un amore  torbido e oscuro». Vivono insieme, da soli. Il padre tenta di educare il  figlio come può, come sa: lo incita alla vendetta fisica e  all'opportunismo, lo comanda a scappellotti. Il figlio lo adora, lo  venera, lo imita. E' loro amico un ex operaio colpito alla testa in un  incidente e divenuto mezzo matto (Elio Germano). Una lunga notte  terribile, piena di pioggia e di sangue, cambierà tutto per tutti e tre.&lt;br /&gt;E' una storia interiore e nello stesso tempo collettiva, che disegna la  mala disposizione di una popolazione insieme con l'interiorità crudele o  folle dei personaggi: l'effetto è molto forte e può anche condurre a  degli equivoci italiani.&lt;br /&gt;All'origine del nuovo film che Gabriele Salvatores ha diretto dopo  quattro anni di silenzio c'è il romanzo Come Dio comanda di Niccolò  Ammaniti, asciugato, privato di altri personaggi, condensato  sull'essenziale rapporto padre-figlio e sulla rozza brutalità di certa  gente del Nord. Filippo Timi è bravissimo nel personaggio del padre, il  debuttante Alvaro Caleca impersona bene il figlio; Elio Germano, il  matto, è poco sorvegliato, ogni tanto lezioso (ma è bello che si sia  fabbricato due braccia e mani fittizie per abbracciarsi, per  accarezzarsi, e che abbia una mania per le dive del porno televisivo).  Il film duro dà a volte un'impressione di maniera nel ritratto dei  personaggi maneschi e parafascisti: ma è costruito e realizzato  benissimo, con una forza grande, appassionante.&lt;br /&gt;Da &lt;em&gt;La Stampa&lt;/em&gt;, 12 dicembre 2008&lt;br /&gt;di Lietta Tornabuoni &lt;em&gt;La Stampa&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;script&gt;function fbs_click() {u=location.href;t=document.title;window.open('http://www.facebook.com/sharer.php?u='+encodeURIComponent(u)+'&amp;t='+encodeURIComponent(t),'sharer','toolbar=0,status=0,width=626,height=436');return false;}&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;&lt;style&gt; html .fb_share_button { display: -moz-inline-block; display:inline; padding:1px 11px 0 5px; height:15px; border:1px solid #d8dfea; background:url(http://static.ak.facebook.com/images/share/facebook_share_icon.gif?6:26981) no-repeat top right; } html .fb_share_button:hover { color:#fff; border-color:#295582; background:#3b5998 url(http://static.ak.facebook.com/images/share/facebook_share_icon.gif?6:26981) no-repeat top right; text-decoration:none; } &lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rassegna Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-7715257558304038554?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/7715257558304038554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/06/come-dio-comanda-un-film-di-gabriele.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7715257558304038554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7715257558304038554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/06/come-dio-comanda-un-film-di-gabriele.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/TBXaV2efPXI/AAAAAAAAAC8/dJB5Ny8j1q0/s72-c/locandina+dio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-6838000667011126498</id><published>2010-05-19T00:56:00.000-07:00</published><updated>2010-05-28T04:46:41.858-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S_OZ9s5SbzI/AAAAAAAAAC0/M6-40gtvVxw/s1600/hurt+locker.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; 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USA 2008&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;b&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 5pt 0cm; text-align: left;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;Con Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;David Morse, Christian Camargo, Evangeline Lilly.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: right;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:13pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Ci voleva una storia di guerra e di coraggio, di adrenalina e di corpi dilaniati, di orrori quotidiani e di paradossale assuefazione a quegli stessi orrori, perché una donna vincesse finalmente l’Oscar per la miglior regia e il miglior film, trascinandosi dietro per giunta altre quattro statuette, e non solo minori. Ci voleva una regista che “gira come un uomo”, come si dice con slogan un po’ macho dai tempi del memorabile Point Break, e un film che racconta la guerra in Iraq da un punto di vista così inedito e controverso che The Hurt Locker ha incassato appena venti milioni di dollari in tutto il mondo (132.000 euro in Italia), perché la statuetta finisse in mani femminili (detta oggi sembra incredibile, ma il mondo ha visto prima un presidente nero degli Stati Uniti che una regista premiata con l’Oscar).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ma ci voleva anche un sistema di voto nuovo per spingere gli Oscar, da qualche anno ormai sempre meno “hollywoodiani” e sempre più vicini ai gusti dei grandi festival come Cannes e Venezia, a fare una scelta così coraggiosa. A danno fra l’altro di un concorrente come Avatar, che non è solo un megacampione d’incassi ma è anche un bellissimo film.&lt;br /&gt;Da quando i titoli candidati come miglior film sono passati a dieci, infatti, i circa 6000 votanti dell’Academy non si limitano più a scrivere sulla scheda il loro preferito ma elencano tutti e dieci i titoli in ordine di preferenza. Sicché, alla fine di un complesso gioco di conteggi, il prescelto paradossalmente può essere non il film che ha ricevuto più preferenze al primo posto, ma il più massicciamente votato in seconda o terza posizione. Un sistema complicato ma probabilmente più democratico che potrebbe aver favorito l’outsider Kathryn Bigelow. Mentre le 10 candidature hanno rilanciato l’interesse su questo premio famosissimo e ormai un po’ polveroso aprendo la porta a film “piccoli” ma meno scontati come District 9, An Education o, per l’appunto, The Hurt Locker. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Che poi il primo trionfo “al femminile” nella storia degli Oscar coincidesse con il duello fra due registi che una volta erano marito e&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:78%;color:black;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;moglie, sembra l’invenzione di uno sceneggiatore della vecchia guardia (per non parlare del fatto che in buona parte del mondo la notizia è arrivata l’8 marzo..). Ma gli Oscar del 2010 non passeranno alla storia solo per il loro risvolto rosa. Il 2010 è anche l’anno che vede finalmente affermarsi Jeff Bridges, alla sua quinta candidatura, e pazienza se forse George Clooney in Tra le nuvole era ancora più bravo. È l’anno che sconvolge tutti i pronostici escludendo capolavori come Il nastro bianco di Michael Haneke o Un prophète di Jacques Audiard per dare la statuetta del miglior titolo straniero a un film argentino poco noto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ed è, per finire, l’anno che premia, inevitabilmente, il magnifico Up della Pixar. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Lasciando nell’ombra un film ancora più sofisticato e irresistibile, presto in uscita anche in Italia, cioè Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson, il regista dei Tenenbaum e del Treno per il Darjeeling (e già il fatto che uno dei migliori registi di oggi passi dal cinema “live” a una favola con pupazzi ci dice quanto sia libero, vitale e creativo il cinema d’animazione di questi anni). L’America di questi anni sta cambiando, o almeno ci prova. Gli Oscar, se non Hollywood, sono già cambiati.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:78%;color:black;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Fabio Ferzetti &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style=";font-size:78%;color:black;"  &gt;(Il Messaggero, 9 marzo 2010)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style=";font-size:78%;color:black;"  &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify; font-style: italic;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Nel finale di &lt;b&gt;The Hurt Locker&lt;/b&gt; si alza il tono metaforico: il civile inginocchiato e il sergente James sono entrambi uomini-bomba. L’uno a livello materiale, l’altro ideale; ormai lo si è capito, James non può vivere senza disinnescare. Il film di Kathryn Bigelow è un ordigno bifronte, da una parte la detonazione immediata e dall’altra un denso polverone figurato. Più che le sovrapposizioni narrative (come la netta “sostituzione del figlio” con un bimbo iracheno), a risultare decisivi sono gli accostamenti visivi; in cerca del contatto diretto con il rischio, James si fa precedere dal lancio di un fumogeno bianco che sprigiona esattamente la stessa nebbia dell’esplosione: vuole anticiparsi, implicitamente già desidera il boato che otterrà nel finale. Il medesimo trattamento di inconsce proiezioni è applicato a ogni personaggio: Elridge, marchiato dalla morte del superiore, è afflitto dall’atavico timore di fare la stessa fine; Sanborn si autoinganna e solo infine ammette l’aspirazione alla paternità. In generale, &lt;b&gt;The Hurt Locker&lt;/b&gt; è durissimo da vedere – sequenze thriller e tensione insopportabile: i primi dieci minuti ci scoppiano addosso, graniti di terra e imperlati di sangue – e ancora più duro da raccontare, perché punta forte sulle affermazioni negative; oltre alla tripartizione dei protagonisti, davvero di scarsa importanza (uno è ferito, l’altro torna a casa, il terzo sceglie la guerra), bisogna dunque ascoltare ciò che viene taciuto: l’origine delle cicatrici di James, la sua ostinazione paradossale sulle sorti di uno sconosciuto, il grigiore privato di Sanborn appena celato dai modi di circostanza (“Se muoio non se ne accorge nessuno”). E soprattutto l’ultimo dialogo: la riflessione sull’indole deviata del sergente è una contro-scena madre, dato che i soldati si interrogano a lungo, azzardano ipotesi e non trovano risposta. “Non ci penso”, dice James: la regista ha sfrattato il messaggio dall’Iraq in fiamme, tutti restano segnati solo dall’aderenza al pericolo che prima avevano respinto. Ovvero, come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right; font-style: italic;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Emanuele Di Nicola&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: right;font-family:verdana;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(gli spietati.it)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:28pt;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-family:verdana;font-size:85%;"  &gt;Rassegna Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:28pt;"  &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-6838000667011126498?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/6838000667011126498/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/05/normal-0-14-false-false-false.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/6838000667011126498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/6838000667011126498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/05/normal-0-14-false-false-false.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S_OZ9s5SbzI/AAAAAAAAAC0/M6-40gtvVxw/s72-c/hurt+locker.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4922120169824304911</id><published>2010-03-31T13:51:00.000-07:00</published><updated>2010-03-31T14:04:50.591-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'>Programmazione Aprile - Maggio 2010</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;font-size:180%;" &gt;Aprile 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Martedì 13 aprile 2010 h. 21,00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vado, sala biblioteca comunale &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Diverso da chi? &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;di Umberto Carteni, Italia, 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rassegna: Uguali/Diversi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giovedì 22 aprile 2010 h. 21,00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;L’onda(Die welle)&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;di Dennis Gansel,Germania 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rassegna: Tempi Modern&lt;/span&gt;i&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:180%;" &gt;Maggio 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Martedì 4 maggio 2010 h. 21,00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Vado, sala biblioteca comunale&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Irina Palm &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;di Sam Garbarsky, GB/GER/FR,ITA 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rassegna: Mimosa forever&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giovedì 20 maggio 2010 h. 21,00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;The Hurt Locker&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;di Kathryn Bigelow,USA 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rassegna: Tempi Moderni&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4922120169824304911?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4922120169824304911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/03/programmazione-aprile-maggio-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4922120169824304911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4922120169824304911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/03/programmazione-aprile-maggio-2010.html' title='Programmazione Aprile - Maggio 2010'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-7459425536356723582</id><published>2010-03-11T23:53:00.000-08:00</published><updated>2010-03-12T00:00:18.653-08:00</updated><title type='text'>L'Inverno 2010 non ama il cinema....</title><content type='html'>Cari Soci,&lt;br /&gt;poche righe per rafforzare lo spirito cinefilo che ci anima.&lt;br /&gt;Questa stagione invernale ci ha severamente punito con nevicate ad hoc nelle date previste per le nostre proiezioni...&lt;br /&gt;Cercheremo di recuperare, almeno le produzioni che noi giudichiamo "da non perdere".&lt;br /&gt;Non perdiamoci di vista.&lt;br /&gt;Ci sono novità in arrivo....&lt;br /&gt;Arrivederci a presto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-7459425536356723582?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/7459425536356723582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/03/linverno-2010-non-ama-il-cinema.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7459425536356723582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/7459425536356723582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/03/linverno-2010-non-ama-il-cinema.html' title='L&apos;Inverno 2010 non ama il cinema....'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1390039356741552467</id><published>2010-02-06T11:18:00.001-08:00</published><updated>2010-02-06T11:35:34.434-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Programmazione invernale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Riproponiamo alcuni film che non sono stati proiettati per maltempo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Febbraio 2010&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Giovedì 11 febbraio 2010 h. 21,00&lt;br /&gt;Vado, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;IRINA PALM&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Sam Garbarsky&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lussemburgo, Belgio, GB, GR, FR, Italia, 2007&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Rassegna: Mimosa forever&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Giovedì 25 febbraio 2010 h. 21,00&lt;br /&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;FROZEN RIVER (Fiume di ghiaccio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt; &lt;/span&gt;di Courtney Hunt&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;USA 2007&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Rassegna: Mimosa forever&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Marzo 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Martedì 9 marzo 2010 h. 21,00&lt;br /&gt;Vado, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;LE DONNE VERE HANNO LE CURVE&lt;br /&gt;(Real woman have curves)&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Patricia Cardoso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;USA 2002&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Rassegna: Mimosa forever&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lunedì 22 marzo 2010 h. 21,00;&lt;br /&gt;Monzuno, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span&gt;ANGELA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Roberta Torre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Italia 2002&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Rassegna: Mimosa forever&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1390039356741552467?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1390039356741552467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/02/febbraio-2010-giovedi-11-febbraio-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1390039356741552467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1390039356741552467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/02/febbraio-2010-giovedi-11-febbraio-2010.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4062711361950140312</id><published>2010-01-07T12:49:00.000-08:00</published><updated>2010-01-07T12:56:44.184-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S0ZJV_DsaWI/AAAAAAAAACs/XUXWB8CGydk/s1600-h/locandina2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 214px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S0ZJV_DsaWI/AAAAAAAAACs/XUXWB8CGydk/s320/locandina2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424103443267348834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Tutti battiti del mio cuore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;(De battre mon coeur s'est arreté)&lt;br /&gt;di Jacques Audiard     &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Francia 2005&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Con Romain Duris, Aure Atika, Emanuelle Devos, Niels Arestrup, Jonathan Zaccai.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;Metronomo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tom ascolta pop-elettronico mentre le sue mani si muovono con naturale frenesia al ritmo degli studi di musica classica che sta preparando per un’audizione.&lt;br /&gt;Ogni rumore diventa impercettibile, la dimensione è ovattata: esiste solo l’essenza della Musica, quella che ti attanaglia senza via di scampo e ti attrae e spinge sempre più in fondo nel suo vortice di affascinante seduzione.&lt;br /&gt;Mani violente si sciolgono in movenze dolci e carezzevoli nei confronti di quei dannati tasti di  pianoforte che permettono ad un pianista di mettersi in contatto con la musica, quel tramite incantato che se da un lato non potrai fare a meno di amare alla follia, dall’altro sarà l’oggetto al quale griderai mille volte la tua rabbia per quella scala che mette in difficoltà la tua mano, per quel fastidio provocato dall’eccessiva sollecitazione  e studio, per quel tendine sotto tensione che sei consapevole tra poco ti tradirà.&lt;br /&gt;TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE si insinua nei rapporti fra una persona e il mondo, fra una persona e la musica, fra la musica e il mondo: le combinazioni infinite dei rapporti interpersonali si fondono e si articolano nel corso della vicenda in una storia dall’evoluzione placida e meticolosa, come lo studio di una rapsodia o di una sinfonia. Costante e testardo, il protagonista vede cozzare in sé e nel mondo che lo circonda gli opposti che mantengono vivo il mondo, comprendendone il ruolo inevitabile ma non rassegnandosi ad una sua sottomissione.&lt;br /&gt;Tom vive d’istinto, di sensazioni tattili, afferra la sua vita a ritmo di musica, si tratti di quella che lo accompagna nelle pulsanti traversate in auto attraverso la città notturna colorata delle luci al neon o di quella che lo culla nei momenti di studio, nei quali faccia a faccia con uno spartito, affronta il passato, il presente e il futuro affidandosi a quelle singole frasi, a quei singoli respiri per scollegarsi dal mondo che lo circonda per concentrarsi esclusivamente sul suono, sulla tecnica, sulla forma, sullo stile.&lt;br /&gt;Virgilio nella selva di arpeggi e accordi è in questo caso una guida le cui parole incomprensibili e perentorie danno corpo e forma al rigore musicale, alla ferrea disciplina che si cela dietro l’esecuzione, alla determinazione che ad un occhio esterno può apparire snervante e che in realtà è l’unico mezzo per entrare totalmente in contatto con la musica: è quindi nei consigli in cinese enfatizzati da gesti e sguardi che Tom si riavvicina alla filosofia della disciplina dei musicisti, di chiunque riesca a chiudere i propri occhi e ritrovare dietro le proprie pupille file e file di crome e biscrome e riesca a sentir risuonare nelle proprie orecchie melodie e accompagnamenti.&lt;br /&gt;L’elemento umano si attorciglia al filo rosso della musica, realistico schiaffo all’universo trasognato e meraviglioso del cosmo dei suoni: il dramma quotidiano, la violenza, la brutalità riporta l’intera dimensione filmica al grigiore macchiato di sangue delle occupazioni degli stabili e degli sgomberi, delle perdite di denaro, del tradimento delle amicizie, dei furti, delle minacce, delle vendette, degli omicidi.&lt;br /&gt;La sintesi del percorso del film di Audiard è insita in una delle sequenze visivamente più coinvolgenti: Tom, che come qualunque musicista si tiene lontano da tutto ciò che può danneggiare l’esecuzione, osserva le proprie mani ferite ed insanguinate.&lt;br /&gt;La magia della musica si dovrebbe spegnere qui, nella “dissacrazione” delle mani di un pianista: ma non è così.&lt;br /&gt;Si continua a suonare, si continua a viaggiare lungo gli infiniti e dolorosi binari della musica.&lt;br /&gt;Come sempre è stato e sempre sarà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Priscilla Caporro&lt;br /&gt;www.spietati.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;rassegna Vita &amp;amp; Musica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4062711361950140312?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4062711361950140312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/01/tutti-battiti-del-mio-cuore-de-battre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4062711361950140312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4062711361950140312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/01/tutti-battiti-del-mio-cuore-de-battre.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S0ZJV_DsaWI/AAAAAAAAACs/XUXWB8CGydk/s72-c/locandina2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-199377280448791777</id><published>2010-01-07T12:40:00.000-08:00</published><updated>2010-01-07T12:57:35.965-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S0ZHSYl2hwI/AAAAAAAAACk/W2yTUIh8XAk/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S0ZHSYl2hwI/AAAAAAAAACk/W2yTUIh8XAk/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424101182378772226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Non desiderare la donna d’altri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;(Brode/Brothers) di Susanne Bier &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Danimarca 2004&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Con Conie Nielsen, Ulrich Thomsen, Nicolaj Lie Kaas, Bent Mejding, Sarah Juel Werner.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questa volta la traduzione italiana del titolo di un film straniero (danese, vincitore del Premio del Pubblico al Sundance Festival 2005 e apprezzato al Festival di San Sebastian nel 2004) suona meglio dell’originale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Peccato solo che, pur di stimolare la curiosità del pubblico, finisca col tradire il significato dell’opera.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non desiderare la donna d'altri (in originale "Brødre", letteralmente "Fratelli"), è la storia comune (non nel senso di banale ma “che accomuna”) di Michael - militare di carriera, preferito dal padre, bella moglie, due figlie, una casa nuova - e Jannik, secondogenito buono a nulla, una condanna sulle spalle, nessun buon proposito nel cassetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scritto da Anders Thomas Jensen ma diretta e “ideata” da Susanne Bier, quest’opera forte e a tratti violenta colpisce per l’abilità con la quale la regista ha saputo mescolare le atrocità della guerra alla delicatezza e alle sfumature sottili dell’animo umano, rapporti d’amore compresi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il primo personaggio ad esserci presentato, con tutte le caratteristiche del suo ruolo, è Michael (Ulrich Thomsen), il fratello “buono” comandato a partecipare ad una missione in Afghanistan con le truppe delle Nazioni Unite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jannik (Nikolaj Lie Kaas), il cattivo, è appena uscito di prigione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tra i due fratelli corre buon sangue e l’atmosfera in casa è tutto sommato serena anche se il padre dei due manifesta spesso il proprio disappunto nei confronti del figlio minore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;A tavola, durante la cena che precede la partenza di Michael, si parla del valore della guerra e della disciplina militare. Jannik, le cui posizioni non concordano con quelle di famiglia, si trova a discutere con Sarah (Connie Nielsen), moglie bella e perfetta del fratello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poi la partenza e la tragedia: l’elicottero su cui viaggia Michael precipita. L’uomo è dato per morto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Seguiamo il suo funerale e la reazione della famiglia, scopriamo che Jannik non è un mostro e che la bella Sarah ha anche lei le sue debolezze.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Parallelamente Michael, che è sopravvissuto ma è stato fatto prigioniero, è sottoposto a prove estreme che lo cambieranno per sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I vecchi equilibri sono saltati, le certezze annullate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poi il ritorno dell’eroe e di nuovo il misurarsi con una realtà in continua mutazione, alterata da sentimenti, comportamenti e umori, fragilissimi, dei protagonisti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sono in realtà i caratteri dei due fratelli ad essere messi sotto la lente di ingrandimento da una regista che si dimostra ancora una volta (dopo l’esperienza dogma di Open Hearts) attenta e capace.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Trovo affascinante", ha detto la Bier, "raccontare come il quotidiano possa essere bruscamente interrotto da eventi casuali, talvolta brutali, e come ci si possa relazionare a essi e ai cambiamenti che questi provocano".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La trama in sé non risulta particolarmente originale (e non possiamo addentrarci di più nei dettagli senza svelare aspetti che toglierebbero suspense alla visione), ma i personaggi vengono così ben caratterizzati che riusciamo a partecipare alle loro sofferenze interiori e finalmente, come accade sempre più di rado, è il finale a dare valore al film.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ben scritto e interpretato, commuove per sottrazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Emozione con naturalezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Come ha avuto modo di dire la regista: "il mio obiettivo è indagare la realtà e trovarvi spunti di speranza, affermare la possibilità della vita sulla morte. Perché quanto difficile possa essere, non si può prescindere dagli aspetti leggeri e gioiosi della vita: è questa capacità a renderci umani".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'uso della camera a mano, differentemente dall'abuso spesso ingiustificato a cui si assiste in questi ultimi anni, accompagna e sostiene sia i momenti tragici che quelli più delicati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La buona riuscita del film è dovuta anche all'interpretazione dei due affermati attori danesi Ulrich Thomsen e Nikolaj Lie Kaas, apprezzati anche come attori teatrali; accanto a loro, al suo primo film nella terra patria e nella lingua natia dopo le avventure hollywoodiane (la Lucilla de Il Gladiatore e il Capitano Osborne di Basic), un'affascinante Connie Nielsen, che deve abbandonare le pose statuarie per affrontare toni più drammatici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Claudia Russo&lt;br /&gt;www.offscreen.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;rassegna Mimosa Forever&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-199377280448791777?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/199377280448791777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/01/non-desiderare-la-donna-daltri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/199377280448791777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/199377280448791777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2010/01/non-desiderare-la-donna-daltri.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/S0ZHSYl2hwI/AAAAAAAAACk/W2yTUIh8XAk/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1690463509485930333</id><published>2009-12-04T04:57:00.000-08:00</published><updated>2009-12-04T05:02:17.499-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SxkIUdZlpZI/AAAAAAAAACc/SDC8uIooMOc/s1600-h/frozen_river.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 216px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SxkIUdZlpZI/AAAAAAAAACc/SDC8uIooMOc/s320/frozen_river.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411365574844720530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Frozen River&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;– Fiume di ghiaccio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;talia 2002&lt;br /&gt;di Courtney Hunt. Con Melissa Leo, Misty Upham, Charlie Mc Dermott, Mark Boone jr., Michael O’Keefe, Jay Klaitz, Bernie Littlewolf, Dylan Carusona.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;Confine tra lo Stato di New York e il Quebec, pochi giorni prima del Natale. Ray è stata abbandonata dal marito senza denaro e con due figli, uno di 15 e uno di 5 anni. La famiglia stava per realizzare il sogno di una nuova casa prefabbricata che sostituisse quella in progressivo degrado in cui i suoi componenti abitano.&lt;br /&gt;Un giorno Ray conosce Lila Littlewolf, una giovane donna appartenente alla comunità Mohawk che vive sulle rive del fiume San Lorenzo che, ghiacciandosi in inverno, diviene una strada percorsa per far entrare clandestini negli Stati Uniti. Lila appartiene al giro e Ray finisce con l'affiancarla.&lt;br /&gt;Courtney Hunt, alla sua opera prima come regista e come sceneggiatrice, non solo ha avuto una nomination all'Oscar ma ha portato fortuna alla sua attrice protagonista Melissa Leo (anch'essa presente agli Oscar nella cinquina delle migliori attrici e vincitrice di una serie di premi in altre manifestazioni).&lt;br /&gt;Avendo ottenuto il Premio della Giuria al Sundance, Frozen River entra a buon diritto nell'ambito di quel cinema indipendente americano che ancora esiste ed è capace di sfuggire alle sirene del mainstream.&lt;br /&gt;Si potrebbe, a un primo sguardo, accusarlo di idealizzare le condizioni umane che va a narrare. I nativi vivono di illegalità ma sono in fondo di buon cuore, i meno abbienti nutrono sentimenti nobili e via elencando…&lt;br /&gt;Ma non è così perché questo è un film che spinge lo spettatore ad andare oltre la prima impressione. Raccontando dell'incontro di due donne provate dalla vita, scava nel senso di responsabilità nei confronti dei figli inserendo il tema in un contesto che il cinema made in Usa ci ha abituato a veder rappresentato in altri climi. Il traffico di clandestini è quasi sempre legato alla frontiera con il Messico. Il ritrovarlo sullo schermo nel gelido nord modifica le coordinate della percezione, non solo visiva.&lt;br /&gt;Le algide contrattazioni rendono ancor più concretamente tragica (quasi fossimo in un film dei Coen) la dimensione della sopravvivenza ottenuta al prezzo dello sfruttamento di altri esseri umani.&lt;br /&gt;Hunt però, in un film in cui i confini marcano la loro incombenza non solo tra gli Stati e le Riserve ma anche tra le persone, sa scrutare nel profondo dell'animo umano. Il suo sguardo è rivolto verso un sentire che accende in due donne, distanti per cultura e origini, il progressivo calore di un tentativo di solidarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giancarlo Zappoli&lt;br /&gt;www.mymovies.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Cartellazzi stradali verdi con scritte bianche Land of Mohawk, benzinai scalcagnati, drugstore sgangherati, prefabbricati dalle grondaie arrugginite al posto di case e un fiume ghiacciato.&lt;br /&gt;'Frozen River', regia di Courtney Hunt, è collocato e diluito in mezzo a questi elementi d'ambiente che lo sorreggono e arricchiscono di suggestioni visive.&lt;br /&gt;Campi lunghissimi per almeno venti-trenta minuti di film che amplificano l'allontanamento, l'essere sui generis del luogo.&lt;br /&gt;Il fiume ghiacciato, infatti, è pista, percorso provvisorio e clandestino che collega Canada, stato del Quebec, e lo stato americano di New York.&lt;br /&gt;Tragitto abusivo, improvvisato e rischioso attraverso il quale lavoratori stranieri, o non statunitensi, entrano illegalmente negli Stati Uniti. (...)&lt;br /&gt;La macchina da presa della quarantaquattrenne Courtney Hunt, alla sua opera prima, è lievemente indecisa su come gestire la vicinanza fisica del mezzo ai protagonisti, proprio dopo aver deciso che il paesaggio deve fare significativamente pari e patta con corpi e visi.&lt;br /&gt;Ne risulta un film esteticamente ancora di scarsa chiarezza ed esperienza sorretto però da una certa concretezza nell'imporre ritmo sincopato al racconto e da uno script ricco di spunti a raggiera: i vari casi dei clandestini mai trattati in crescendo o rendendoli retoricamente emblematici, lo spigoloso rapporto di Ray con il figlio più grande, quella sorta di autismo fastidioso di Lila.&lt;br /&gt;E poi c'è il tema dell'immigrazione clandestina: forte, intenso, penetrante che non può lasciare indifferenti.&lt;br /&gt;Melissa Leo, bella faccia segnata e fisico tonico, è sempre stata un'onesta figurante fino all'exploit di 'Frozen River'."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Turrini&lt;br /&gt;'Liberazione', 20 febbraio 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rassegna Mimosa forever&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1690463509485930333?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1690463509485930333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/12/frozen-river-fiume-di-ghiaccio-i-talia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1690463509485930333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1690463509485930333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/12/frozen-river-fiume-di-ghiaccio-i-talia.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SxkIUdZlpZI/AAAAAAAAACc/SDC8uIooMOc/s72-c/frozen_river.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-3551786447426493330</id><published>2009-12-04T04:46:00.000-08:00</published><updated>2009-12-04T04:56:57.306-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SxkFthnmXLI/AAAAAAAAACU/hXSym5B7pGA/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SxkFthnmXLI/AAAAAAAAACU/hXSym5B7pGA/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411362706939075762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Irina Palm&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;USA 1986&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;di Sam Garbarsky. Con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Dorka Gryllus, Jenny Agutter, Corey Burke. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;La linea di confine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Maggie è una nonna per bene, nonostante a Soho si trasformi in Irina Palm e sia la maga del sesso manuale. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Maggie mantiene la sua aria da dignitosa e rispettabile signora di provincia anche mentre viene illuminata dal neon delle insegne dei locali notturni, o mentre si accinge a lavorare in uno dei club a luci rosse che animano il buio confusionario di Londra. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Irina Palm non esiste. Irina Palm è un mezzo che consente a Maggie di provare a vedere realizzato il suo sogno: la guarigione di quel nipotino da tempo malato, la speranza di poter cogliere una scintilla di salute nello sguardo dolce e indebolito dalla malattia di quel bimbo al quale è così strettamente legata.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non c’è volgarità nei gesti di Maggie, non c’è nulla di scabroso nella sua scelta: masturbare i clienti del sexy club dove lavora è solo un metodo come un altro per procacciarsi denaro e nulla è eccessivo quando c’è in ballo la vita di un bambino. Garbarski parla di amore e lo fa affrontando il sentimento più pulito possibile: quello che lega una donna al proprio nipote.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se la nonna dolce ed affettuosa de Le Temps qui reste era destinataria di confessioni da sussurrare, qui Maggie promette al nipotino di rivelargli la verità solo una volta cresciuto, preservandolo da un segreto difficile da svelare e soprattutto proteggendolo dall’incomprensione.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il bigottismo spesso imperante viene spazzato via con decisione da una sceneggiatura tanto esile quanto ferma nel ribadire la moralità delle scelte della protagonista. “Eticamente accettabile” non è chiudersi dietro alle barriere dell’ipocrisia (l’amica scandalizzata, che però in passato non si era fatta scrupolo nel portare avanti una relazione con il marito di una delle sue più care “compagne di tè”) quanto aprirsi a qualunque possibilità, anche quando si è costretti a tirare in ballo tutti i propri valori e le proprie certezze.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Maggie non è orgogliosa del suo lavoro di masturbatrice, ma va giustamente fiera del suo impegno nel salvare il proprio nipote: la prostituzione delle proprie mani è semplicemente parte integrante di un percorso che porta all’esaltazione del sentimento a discapito di qualsiasi altro agente esterno.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La stessa vergogna che la donna prova nei primi giorni di lavoro, quando teme che la sua attività “illecita” possa essere scoperta dai suoi concittadini e dalle sue amiche si dissolve a poco a poco, mitigata dalla consapevolezza della normalità delle situazioni che si ritrova ad affrontare e dell’umanità che la circonda (la collega ragazza madre, il boss dai modi duri che nasconde le sue fragilità e la sua tenerezza). &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La famosa scelta fra essere e apparire, inflazionata al cinema ma anche e soprattutto altrove, trova nel film di Garbarski una nuova (ma certamente non innovativa) declinazione. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Irina Palm non è una pellicola che sbriciola le recinzioni del qualunquismo, ma cerca quanto meno di aprirsi un varco con l’originalità di una vicenda che appare incredibilmente sincera. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non c’è ironia nelle vicissitudini narrate né comicità spicciola: il sorriso, leggero e soprattutto amaro, nasce dalla consapevolezza di una realtà difficile da accettare, che non viene imposta come moralmente ortodossa ma alla quale viene dato il compito di incentivare il desiderio di riflessione. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La vita della famiglia di Maggie, già debilitata dalla malattia del bambino, è ulteriormente scossa dall’imprevedibilità della scelta della donna: perché i soldi non danno la felicità, ma sicuramente aiutano a raggiungerla.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Indubbiamente poi Garbarski ingarbuglia le carte, cerca la svolta sentimentale in un amore dolce e casto ambientato in locale a luci rosse e ripiega un po’ troppo sul lieto fine: ciò non toglie che Irina Palm (le cui sottili riflessioni richiamano vagamente la sensibilità almodovariana) riesca con garbo ad affrontare un tema “scomodo” (o presunto tale) annientando ogni spunto “trasgressivo” e anzi colorando di soave naturalezza una situazione complessa e tortuosa.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mentre il dramma viene insonorizzato dalla leggiadria della commedia, si spande nell’aria il martellante battito della musica sulla quale si avvitano le ballerine di lap-dance, rumore che si mischia ai gemiti dei clienti di un sexy club. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nella mente di Maggie però non c’è spazio per la volgarità. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un vasetto di fiori sul tavolo di lavoro, un quadruccio appeso alla parete che la separa dagli uomini che “aiuta” e un sorriso stampato negli occhi: quello di suo nipote.&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Priscilla Caporro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;pubbl. 13-12-2007&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;www.spietati.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rassegna Mimosa forever&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-3551786447426493330?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/3551786447426493330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/12/irina-palm-usa-1986-di-sam-garbarsky.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/3551786447426493330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/3551786447426493330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/12/irina-palm-usa-1986-di-sam-garbarsky.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SxkFthnmXLI/AAAAAAAAACU/hXSym5B7pGA/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-8150172929243849755</id><published>2009-11-19T05:14:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T06:24:11.462-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'>Programmazione Invernale</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;lunedì 14 dicembre 2009 h. 21,00                    &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Vado, sala biblioteca comunale     &lt;/span&gt;       &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255); font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;IRINA PALM&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt; di Sam Garbarsky&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;, Lussemburgo, Belgio, GB, GR, FR, Italia, 2007      &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;rassegna Mimosa forever &lt;/span&gt;      &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;lunedì 21 dicembre 2009 h. 21,00                     &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Monzuno, sala biblioteca comunale   &lt;/span&gt;                          &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;FROZEN RIVER &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;(Fiume di ghiaccio) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;di Courtney Hunt&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;, USA 2007      &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;rassegna Mimosa forever&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gennaio 2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;lunedì 11 gennaio 2010 h. 21,00                    &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Vado, sala biblioteca comunale   &lt;/span&gt;  &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255); font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span&gt;NON DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;di Susanne Bier&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;, Danimarca 2004      &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;(Brodre/Brothers)&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;rassegna Mimosa forever&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;lunedì 25 gennaio 2010 h. 21,00                    &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Monzuno, sala biblioteca comunale&lt;/span&gt;                           &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255); font-weight: bold;font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;di Jacques Audiard, &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;Francia 2005    &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;(De battre mon coeur s'est arreté)    &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                               &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;rassegna Vita e musica&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-8150172929243849755?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/8150172929243849755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/11/programmazione-invernale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8150172929243849755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8150172929243849755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/11/programmazione-invernale.html' title='Programmazione Invernale'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-8618105031675769419</id><published>2009-11-19T05:06:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T05:12:30.408-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SwVDxyMUoII/AAAAAAAAACM/or3Z-Thz7-U/s1600/6038_big.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SwVDxyMUoII/AAAAAAAAACM/or3Z-Thz7-U/s320/6038_big.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405801450294255746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);font-size:180%;" &gt;Quattro minuti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;(Vier minuten) Germania 2006 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;di Chris Kraus. Con Monica Bleibtreu, Hannah Herzsprung, Sven Pippig, Richy Muller, Jasmin Tabatabai, Vadim Glowna, Nadja Uhl&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'ottantenne Traude Krüger si reca ogni giorno presso il carcere femminile di Lickau dove insegna a suonare il pianoforte a un numero sempre più esiguo di allieve. Il corso rischia di essere chiuso ma la donna, grazie anche alla solidarietà di un guardiano, riesce a convincere il direttore. Un giorno però sarà la stessa guardia carceraria, massacrata di botte da una detenuta, Jenny, a cambiare idea. Jenny è infatti in carcere accusata di omicidio. Ha uno straordinario talento per il piano ma è preda di crisi di violenza che la gettano nello sconforto. Traude, inizialmente diffidente nei suoi confronti, deciderà di insistere riuscendo, nonostante i vincoli burocratici e non posti dal personale del carcere, a portarla fino alle soglie di un Concorso per giovani pianisti. C'è però un altro ostacolo che pare insuperabile: Jenny ama svisceratamente l'hip hop col quale riesce ad esprimere sulla tastiera la sua creatività e la sua rabbia. Traude invece lo detesta.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I film sul rapporto insegnante-allievo/a in cui l'uno cerca di spingere l'altro a esprimere il suo talento grazie al rigore rischiano sempre di fare la stessa fine: conflitti, incomprensioni, progressi e poi il trionfo che fa contenti tutti. Non è così in 4 minuti dove la dinamica narrativa è molto più complessa e affronta direttamente non solo il tema dell'arte e di chi ne è dotato ma anche quelli, altrettanto importanti, dell'influsso di un passato il cui peso è difficile da portare e della rieducazione in ambito carcerario. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Traude e Jenny non sono due personaggi da "romanzo di formazione" trasposto sullo schermo. Sono due esseri reali (la sceneggiatura ha vinto nel 2004 un importante premio in Germania) fatti di nervi, di rigidità, di scarsi abbandoni e di improvvisa (per Jenny) quanto incontrollabile violenza. Sono due donne ferite nel profondo che cercano (l'una chiudendosi in un rigore quasi ottocentesco e l'altra cercando la regola della nessuna regola) una via d'uscita. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Che passa anche attraverso il rifiuto dell'altro come persona. Come se fosse possibile insegnare e apprendere senza mettersi in relazione al di là della 'tecnica'. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le due protagoniste saranno costrette reciprocamente a scoprirsi ad accettare pregi e difetti dell'altra (anche quelli che sembrano non emendabili). Solo così potranno dare un senso a una 'rieducazione' che dovrebbe essere lo scopo di ogni carcerazione e che invece molto (troppo) spesso non lo è. A dare corpo e nervi a Traude e Jenny Monica Bleitbtreu e Hannah Herzsprung. Attrice notissima in patria la prima e figlia d'arte la seconda costituiscono un'ulteriore prova del fatto che il cinema europeo esiste ed è in buona salute. Ma i nostri schermi parlano quasi solo americano (doppiato). &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Giancarlo Zappoli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;www.mymovies.it &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;“Un carcere. Due donne. Tre esami. Quattro minuti, per suonare finalmente la musica della propria anima”. Questo il riassunto in breve del secondo lavoro di Chris Kraus. A cinque anni di distanza da Scherbentanz, che segnò il suo debutto sul grande schermo, il regista tedesco torna nelle sale con un dramma elevato e corposo, tutt’altro che scontato. La trama, firmata Chris Kraus, si snoda con andirivieni temporali che svelano il passato delle due protagoniste: assolutamente superbe nella loro interpretazione.  Una nei panni della nostalgica ottantenne Traude Kruger (Monica Bleibtreu), insegnante di piano con gli occhi e il cuore al periodo della Germania nazista; l’altra in quelli di Jenny Von Loeben (Hannah Herzsprung), giovane detenuta dal talento nascosto e dall’aggressività meno celata, amante della “musica negra”: l’unica con la quale riesce a dar voce alla sua anima. Tutto è dosato con maestria: le riprese, le simbologie affidate agli insetti, la musica che con le note dei tasti accompagna e dirige l’intera pellicola: tutto, tranne le reazioni dei personaggi, che scaturiscono in maniera naturale, con violenza o con dolcezza, da farci dimenticare di essere di fronte a un film. Il rapporto tra le due donne è il centro della narrazione, cresce piano, senza abbracci, con ostilità all’inizio e poi con stima reciproca; poche le azioni e tanti gli sguardi, profondamente carichi di significato…una relazione sempre precaria, tesa sul filo di una femminilità che porta sul corpo e nel corpo cicatrici dolorose. Se all’inizio il colore che predomina nell’obbiettivo è il blu, a mano a mano che il film si mostra, quel blu si ingrigisce e diventa più cupo, squarciato a volte dalla luce accecante che penetra dalle finestre e svela volti e ambienti, restituiti sullo schermo con una regia che, per adeguarsi alle situazioni, cerca frequente nuove angolazioni di ripresa. Il colore blu però riappare durante il film, tramutato in fiore quando tornano a trovarci vecchi fantasmi del passato, che si rivelano scomodi per entrambe le protagoniste. Un ostacolo al loro affetto e al loro estremo bisogno dell’altra.  Credo non ci sia più niente da dire: è un film manifesto del cinema europeo dei nostri giorni e va visto. Solo un’ultima cosa: quante sale a Roma ospitano questo film? ….a tutti buona riflessione.&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Vera Usai&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;www.cinemadelsilenzio.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-8618105031675769419?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/8618105031675769419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/11/quattro-minuti-vier-minuten-germania.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8618105031675769419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/8618105031675769419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/11/quattro-minuti-vier-minuten-germania.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SwVDxyMUoII/AAAAAAAAACM/or3Z-Thz7-U/s72-c/6038_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-5078383342237121252</id><published>2009-11-07T08:26:00.000-08:00</published><updated>2009-11-29T12:40:23.689-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SvWhpJ4pI7I/AAAAAAAAACE/e7P_on55MYY/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 209px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SvWhpJ4pI7I/AAAAAAAAACE/e7P_on55MYY/s320/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5401401056500982706" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 255, 255);font-size:180%;" &gt;Peggy Sue si è sposata&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;(Peggy Sue got married) USA 1986&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;di Francis Ford Coppola.&lt;br /&gt;Con Kathleen Turner, Nicolas Cage, Barry Miller, Jim Carrey, Catherine Hicks, Joan Allen, Sofia Coppola, Don Murray, Helen Hunt, Mauren O’Sullivan, Leon Ames.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Il Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, 14 febbraio 1987&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;In una bella pagina degli anni Trenta quell'amabile scrittore che fu Antonio Baldíni (“ingiustamente dimenticato”) si chiedeva che cosa avrebbe voluto essere se fosse rinato. “Vorrei essere - si rispondeva - altri da quel che sono. Però non vorrei rinunciare a fare in un modo o nell'altro la conoscenza del mio me d'adesso...”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Qualcosa del genere succede a Peggy Sue, una signora americana sui quarant'anni, che appena uscita dal liceo sposò- l'uomo dal quale ha avuto due figli e dal quale ora vuole divorziare perché l'ha tradita.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;L'occasione di “rinascere” le è offerta quando, nel corso di una festa tra vecchi compagni di scuola, perde conoscenza, e si ritrova nel 1960, nella casa in cui viveva con i genitori e corteggiata da Charlie.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Peggy Sue conosce il proprio futuro: sa che si è maritata con Charlie e che n'è stata ingannata.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Perciò, appunto, col senno di poi, tenta di rinascere diversa, di cambiarsi il destino.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;E dunque, anziché legarsi al suo spasimante, cerca di amare altri compagni di classe, soprattutto un promettente studioso di astrofisica e un beatnik che scrive poesie.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;La sua sorte è invece segnata.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Benché il rapporto con Charlie sia burrascoso (alla luce della sua esperienza di donna ormai matura, Peggy Sue si offre al ragazzo che scandalizzato la rifiuta), e benché forse sia stato il giovane poeta a metterla incinta, le nozze con Charlie sono infatti inevitabili.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Nemmeno al divorzio di venticinque anni dopo c'è ormai rimedio?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;C'è, per fortuna. Perché è proprio un Charlie pentito e innamorato come prima che Peggy Sue si trova al capezzale svegliandosi, in clinica, dal suo lungo sonno...&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Continuando il suo costume di alternare un film di grande impegno e un'opera “minore”, dopo Cotton club Francis Coppola ci dà con Peggy Sue si è sposata una commedia meno personale di quanto si potesse supporre ma gentile, qua e là tenera e mesta, che fra le pieghe suggerisce lo strazio di Coppola per la perdita del figlio e la sua nostalgia d'un immutabile passato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Il film ha una sceneggiatura (della coppia Jerry Leichtling e Arlene Sarner) che ha preso qualche colpo di vento, ma quanto lo caratterizza in positivo è il lasciar cadere gli spunti più banali, dettati dalla singolare circostanza che Peggy Sue potrebbe anticipare persino certe scoperte (la donna si limita a darne notizia, e per suo conto “inventa” il collant),e il diffondersi invece nell'ambientazione domestica, nel disegno dei caratteri e nella pittura del quotidiano.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Dopo il bel “prologo in terra”, che ci ha ricordato un certo Altman,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;sulle ali del sogno si entra infatti in una sorta di rifondazione degli anni Sessanta, compiuta con un dosaggio spesso felice di ironia e di dolce rimpianto, per cui il film è anche un viaggio attraverso i modi sentimentali e figurativi in cui la memoria formalizza il Tempo (i nonni al caminetto...).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;A differenza di Ritorno al futuro, siamo insomma nella riesumazione assai attenta di luoghi, stati d'animo e comportamenti della província americana, con qualche ovvietà ma anche con la commossa memoria di una realtà che si è trasfigurata in mito.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Se il film non è pienamente riuscito è perché il lieto fine riflette l'obbligo commerciale dell'ottimismo (è qui che taluno apparenta Coppola a Frank Capra), non perché manchi di gradevolezza e di tenuta spettacolare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Fra i suoi meriti comprendiamo la recitazione di una Kathleen Turner elegante ed espressiva su vari registri, degli attori Nicolas Cage, Barry Miller, Kevin J. O'Connor, che si mettono con disinvoltura nei panni dei teenagers, la riapparizione di Maureen O'Sullivan (la saggia nonnina la quale consiglia la nipote di scegliere nel suo passato ciò di cui in futuro sarà orgogliosa), e di Leon Ames, l'arguto vecchietto per cui i viaggi nel tempo possono essere propíziati da una loggia massonica molto sui generis.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Musiche di John Barry, foto di Jordan Cronenweth, scenografie d'epoca di Dean Tavoularis, e canzone del titolo ínterpretata da Buddy Holly.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Giovanni Grazzini&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;Rassegna Mimosa Forever&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-5078383342237121252?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/5078383342237121252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/11/peggy-sue-si-e-sposata-peggy-sue-got.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5078383342237121252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/5078383342237121252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/11/peggy-sue-si-e-sposata-peggy-sue-got.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SvWhpJ4pI7I/AAAAAAAAACE/e7P_on55MYY/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-2444044279170879107</id><published>2009-10-22T12:44:00.000-07:00</published><updated>2009-10-23T23:24:30.065-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a style="color: rgb(255, 255, 255);" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SuFgxOsiBoI/AAAAAAAAAB8/DdAbSwrykvg/s1600-h/locandinaAngela.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 227px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SuFgxOsiBoI/AAAAAAAAAB8/DdAbSwrykvg/s320/locandinaAngela.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5395700227441297026" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Angela&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;da una storia vera.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;I&lt;/span&gt;&lt;em style="font-weight: bold;"&gt;talia 2002 &lt;/em&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;di Roberta Torre. Con Andrea Di Stefano, Donatella Finocchiaro, Erasmo Lobello, Mario Pupella. &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di quei paradossi insanabili che rendono la città di Palermo un caso unico al mondo vuole che dal suo famoso Palazzo di Giustizia si possa godere di una buona panoramica sull'altrettanto famoso mercato rionale del Capo: un'autentica casbah a due passi dal vero e proprio centro storico.&lt;br /&gt;&lt;p style="font-style: italic;" align="justify"&gt;Nel più distante, ma non meno noto, Ballarò Roberta Torre ha ambientato Angela. Da una storia vera. Paradosso nel paradosso, la regista, milanese di nascita ma palermitana di adozione, è riuscita ad analizzare come nessun altro mai le realtà più sordide e irredimibili di questa società malavitosa i cui esiti sono purtroppo riscontrabili nelle non poche lapidi sparse per le vie della città a ricordo dei caduti(da Petrosino in avanti, fino all'albero Falcone).&lt;br /&gt;A margine c'è da notare che i tanti palermitani onesti sono così assuefatti a convivere con l'omicidio e la sofferenza da non avvertire una contraddizione in termini perfino quando si riversano festosamente ad ascoltare del buon jazz in un ex lazzaretto che non a caso veniva, ed è chiamato "Lo Spasimo".&lt;br /&gt;Onore a Roberta Torre, dunque, che riesce a filmare con grande realismo le 'normali' giornate lavorative di una famiglia mafiosa che vende scarpe e droga con uguale naturalezza; e se c'è da accoppare (e raramente questo termine è stato reso tanto efficacemente per immagini come nel caso dell'unico assassinio cui si assiste in questo film) qualcuno che recalcitra per la qualità scadente della merce, pazienza: sono incidenti di percorso, quasi fastidiosi contrattempi.&lt;br /&gt;Guai però a mescolare i sentimenti con gli affari.&lt;br /&gt;E Angela, sposata all'anziano boss Saro Parlagreco, insieme al quale gestisce un negozio di calzature che funge da facciata, si fa irretire a poco a poco dal giovane Masino.&lt;br /&gt;Si produce pertanto all'interno di un nucleo familiare mafioso un vulnus melodrammatico che porta alla luce il malessere esistenziale della donna (un'intensa Donatella Finocchiaro) travolta vieppiù dalla passione pur se orgogliosamente legata al suo codice morale. Resterà sola su una banchina del porto di Palermo ad aspettare il suo perduto amore sulle note di una lacerante "A felicidade".&lt;br /&gt;Bravissimi tutti i comprimari con una citazione particolare per Erasmo Lobello (il cugino Mimmo),&lt;br /&gt;Da antologia fisiognomica lo scambio di sguardi tra Masino e Santino Bonanno al loro primo incontro: vi è in sintesi la filosofia mafiosa.&lt;br /&gt;Davvero una bella pagina di cinema.&lt;/p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sergio Longo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;www.mymovies.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;Dopo lo stile grottesco di “Tano da morire” e “Sud side story”, Roberta Torre con “Angela” ci mostra una nuova faccia del suo cinema: niente più attori improvvisati, balletti sgraziati o situazioni surreali, perché “Angela” è una storia vera e va raccontata con rigore. Rigore visivo, nella cura delle immagini, alla ricerca di una luce sempre diversa, che rispecchi in ogni momento lo stato d’animo della protagonista, e di contenuti, che ripercorrano, con pochi arricchimenti, il racconto fatto dalla vera protagonista. Infatti Angela esiste veramente e la sua storia è una vicenda come tante altre, nei sobborghi di una Palermo ancora squassata dall’imperversare dell’illegalità. Forse non c’è nemmeno troppa originalità in questa vicenda, ma quello che colpisce è il modo intenso e a tratti poetico con cui Roberta Torre la racconta. Sempre alla ricerca della sfumatura, la regista si concentra sui movimenti interiori dei protagonisti, facendo passare in secondo piano il tema sociale: “Angela” è prima di tutto una storia d’amore”  - ci tiene a precisare Donatella Finocchiaro, per la prima volta sullo schermo, malgrado i tanti anni di teatro. E lei la vera Angela l’ha conosciuta proprio a Palermo, dove ancora vive: “E’ una specie di vulcano dagli occhi di ghiaccio”- racconta la Finocchiaro – “Appena mi ha vista, mi ha coperto di parole, descrivendomi con irruenza la passione che le ha fatto trasgredire le regole imposte da quel mondo di uomini in cui viveva”.&lt;br /&gt;Ma la Torre non prende la parti di nessuno: non è importante capire chi abbia torto e chi ragione. Quello che a lei interessa è raccontare Angela, tenerla sotto l’occhio della macchina da presa, scrutarla, seguirne la gestualità e i sentimenti, oltre ogni giudizio morale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Francesca Manfroni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;www.spietati.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-2444044279170879107?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/2444044279170879107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/10/angela-italia-2002-di-roberta-torre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/2444044279170879107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/2444044279170879107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/10/angela-italia-2002-di-roberta-torre.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/SuFgxOsiBoI/AAAAAAAAAB8/DdAbSwrykvg/s72-c/locandinaAngela.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-1232100288813113237</id><published>2009-10-08T00:44:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T01:50:37.656-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schede film'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/Ss2mYRi3FLI/AAAAAAAAAB0/340TAlnll70/s1600-h/locandina+Bianco+e+nero.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 226px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/Ss2mYRi3FLI/AAAAAAAAAB0/340TAlnll70/s320/locandina+Bianco+e+nero.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5390147264989041842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Bianco &amp;amp; Nero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Italia 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Cristina Comencini.&lt;br /&gt;Con Fabio Volo, Ambra Angiolini, Aissa Maiga, Eriq Ebouaney, Anna Bonaiuto, Franco Branciaroli, Katia Ricciarelli. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Appena rientrata dal viaggio di lavoro in Africa, dove ho girato il documentario "Il Nostro Rwanda", sono andata a intervistare Jean Leonard Touadi, storico e giornalista. Jean Leonard è sposato con una donna italiana e hanno tre bambini.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mentre l’intervistavo sul Rwanda, vedevo i bambini e la moglie passare nel corridoio, su un comò c’era la fotografia del loro matrimonio, la casa non aveva niente di etnico o del nostro modo di intenderlo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ridendo mi hanno raccontato i luoghi comuni che gli italiani dicono sulle coppie miste.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La stessa cosa mi è capitata a cena della mia amica Jeanne, rwandese e anche lei nel gruppo del viaggio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Jeanne è sposata con un italiano, hanno anche loro due bambini.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Durante la cena abbiamo chiacchierato di figli, di scuole, di matrimoni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ho pensato che era la prima volta che avevo degli amici neri e che sarebbe stato bello raccontarli in una storia d’amore, fuori dal pietismo umanitario, dall’idea di una nostra silenziosa superiorità, di una loro dipendenza.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il rapporto con miei due nuovi amici era molto più interessante, misterioso, ambiguo e caldo delle idee astratte su di loro.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Così è nato "Bianco e Nero", una storia d’amore tra un giovane uomo italiano piuttosto normale senza grandi idee sul tema dell’Africa e una donna senegalese che vive in Italia da dieci anni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;È una passione d’amore che però fa soffrire altre persone, dato che i due sono sposati, e scuote i nuclei familiari, sia quello senegalese che quello italiano, facendo emergere molte idee preconcette sulle differenze.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alla base del film c’è la domanda che ho messo in bocca al personaggio interpretato da Fabio Volo: "Perché non abbiamo nessun amico nero?".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Volo lo chiede alla moglie, Ambra Angiolini, dopo aver letto di nascosto il diario della donna africana di cui si sta innamorando.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nel diario Nadine si chiede la stessa cosa: "Perché non abbiamo nessun amico bianco?".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Da queste due domande incrociate nasce l’idea del soggetto che ho scritto con Giulia Calenda e Maddalena Ravagli: toccarsi, entrare in un contatto profondo, affascinante e difficile.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Io credo che la mancanza d’amore e di conoscenza, il non mischiarsi, vivendo vicini e lontani nelle città in cui non ci incontriamo, sia proprio uno degli aspetti più preoccupanti del razzismo della nostra epoca.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Le relazioni e i matrimoni misti, che sono le grandi e nuove occasioni del genere umano, fanno paura: persino in un paese così misto come l’America, non si è mai visto in un film una donna nera (veramente nera e non stinta) fare l’amore con un bianco .&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Bianco e Nero" è una commedia e anche la storia di un amore appassionato.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I due mondi distanti - italiano e senegalese - si difendono dalla passione dei due, pensano che siano attirati dalla novità.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Prevedono che non potrà funzionare e non si accorgono - anche i due innamorati a tratti non riescono vederlo - che sono solo un uomo e una donna in amore.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La commedia permette di parlare di cose contraddittorie, sfuggenti e rimosse, senza indicare subito i buoni e i cattivi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Così i genitori di Ambra Angiolini nel film, interpretati da due magnifici attori come Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli, o la madre di Volo, una Katia Ricciarelli irresistibile, sono gli italiani che vogliono essere buoni e pensano in verità cose che non osano dire.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La commedia permette di tirare fuori questi sentimenti senza spaccare il mondo in due, ma facendo anzi sentire che ognuno di noi potrebbe innamorarsi di qualcuno completamente diverso da sé e, messo in un’altra posizione, averne paura .&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Cristina Comencini&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-1232100288813113237?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/1232100288813113237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/10/lunedi-12-ottobre-2009-ore-2100.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1232100288813113237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/1232100288813113237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/10/lunedi-12-ottobre-2009-ore-2100.html' title=''/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_R4wNGO5qmc0/Ss2mYRi3FLI/AAAAAAAAAB0/340TAlnll70/s72-c/locandina+Bianco+e+nero.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-4107040777557763630</id><published>2009-10-07T10:00:00.000-07:00</published><updated>2009-11-19T05:42:52.523-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Programmazione'/><title type='text'>Programmazione Autunnale</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ottobre 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lunedì 12/10/2009 ore 21.00 Vado sala Biblioteca&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;BIANCO E NERO&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Cristina Comencini&lt;/span&gt; Italia 2007&lt;br /&gt;rassegna Integrazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;lunedì 26/10/2009 ore 21.00 Monzuno sala Biblioteca&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ANGELA&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roberta Torre&lt;/span&gt; Italia 2002&lt;br /&gt;rassegna Mimosa Forever&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Novembre 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:130%;"  &gt;lunedì 09/11/2009 ore 21.00 Vado sala Biblioteca&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PEGGY SUE SI E' SPOSATA&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;F.F. Coppola&lt;/span&gt; USA 1986&lt;br /&gt;rassegna Mimosa Forever&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;lunedì 23/11/2009 ore 21.00 Monzuno sala Biblioteca&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;QUATTRO MINUTI&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Chris Kraus&lt;/span&gt; Germania 2006&lt;br /&gt;rassegna Musica e Vita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-4107040777557763630?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/4107040777557763630/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/10/programmazione-ottobre-novembre-2009.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4107040777557763630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/4107040777557763630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/10/programmazione-ottobre-novembre-2009.html' title='Programmazione Autunnale'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-226270582763778550.post-625988577359882457</id><published>2009-09-30T12:18:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T09:32:18.998-07:00</updated><title type='text'>siamo tornati!!!</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;E' pronta la nuova programmazione di ottobre/novembre 2009, iniziamo lunedì 12 ottobre a Vado, h. 21,nella sala della biblioteca comunale con BIANCO &amp;amp; NERO, di Cristina Comencini, vogliamo iniziare con leggerezza e ci sembrava giusto iniziare con un tema importante, ma trattato anche con mano lieve.&lt;br /&gt;Proseguiamo con ANGELA, di Roberta Torre, storia passionale nell'ambiente dei mafiosi palermitani, con un'intensa Donatella Finocchiaro, questo a Monzuno, sempre in biblio, lunedì 26 ottobre, h. 21.&lt;br /&gt;Novembre, lunedì 8, sempre alle 21, naturalmente in biblio, uno dei film più belli di Coppola: Peggy sue si é sposata, con un giovanissimo Nicholas Cage (e un'altrettanto giovane Jim Carey!!).&lt;br /&gt;Chiudiamo il mese con un filmone drammatico (tedesco), ambientato in un carcere femminile, ma c'é un pianoforte... e allora non potevamo che farlo nella biblio di Monzuno, lunedì 23 novembre alle 21.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/226270582763778550-625988577359882457?l=cineclubfatamorgana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/feeds/625988577359882457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/09/siamo-tornati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/625988577359882457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/226270582763778550/posts/default/625988577359882457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineclubfatamorgana.blogspot.com/2009/09/siamo-tornati.html' title='siamo tornati!!!'/><author><name>cineclub fata morgana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15359678040446844331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
